Forum AIC

Report dell'evento "Conoscere per Connettere: Dati socio-economici, infrastrutture, turismo e sviluppo sostenibile nella Macroregione Adriatico-Ionica"

L’evento “Conoscere per Connettere: Dati socio-economici, infrastrutture, turismo e sviluppo sostenibile nella Macroregione Adriatico-Ionica” si è tenuto il 26 giugno 2025 presso la Loggia dei Mercanti ad Ancona. L’evento è stato organizzato dalla collaborazione tra Regione Marche, la Camera di Commercio delle Marche e il Forum delle Camere di Commercio dell’Adriatico e dello Ionio (Forum AIC), inserito nel più ampio contesto di celebrazione del 25° anniversario della Dichiarazione di Ancona, che ha dato vita all’Iniziativa Adriatico Ionica e al percorso di cooperazione e integrazione della Macroregione Adriatico-Ionica. L’iniziativa ha rappresentato un momento chiave per promuovere il ruolo della conoscenza, dei dati e della cooperazione nel guidare lo sviluppo sostenibile e integrato della nostra area macroregionale.

Sessione Introduttiva | Institutional Welcome & Opening

La sessione inaugurale è stata aperta dalla Dott.ssa Cecilia Rossi, giornalista del Corriere Adriatico, che ha accolto i partecipanti ricordando il valore strategico della cooperazione Adriatico-Ionica e il ruolo centrale del Forum AIC nel promuovere connessioni concrete tra territori, istituzioni e imprese.

A seguire, è intervenuto Gino Sabatini, Presidente del Forum delle Camere di Commercio dell’Adriatico e dello Ionio e della Camera di Commercio delle Marche, ha sottolineato l’importanza dell’evento come momento di svolta per il Forum, celebrando l’ingresso nella nuova presidenza di Joze Tomas e il lancio ufficiale del primo Rapporto Annuale 2025 dell’Osservatorio DO-Air. Sabatini ha evidenziato l’impegno congiunto di istituzioni, università e sistema camerale per colmare il vuoto di dati condivisi e armonizzati nella macroregione, riconoscendo l’Osservatorio come strumento strategico per la governance dell’EUSAIR. Ha quindi ribadito l’impegno del Forum AIC in una strategia di lungo periodo, fondata sulle reti macroregionali come strumenti essenziali per affrontare le crisi, accompagnare l’allargamento dell’UE e creare nuove opportunità. Ha infine ricordato che nella Dichiarazione di Creta i tre Fora – Forum AIC, FAIC e UniAdrion – sono stati definiti “valore aggiunto” per la strategia macroregionale, e il Forum AIC è stato espressamente lodato per la creazione dell’Osservatorio DO-Air quale best practice utile a orientare decisioni informate di policy maker, imprese e istituzioni.

Gianluca Gregori, Rettore dell’Università Politecnica delle Marche, ha aperto il suo intervento sottolineando l’importanza dei rapporti istituzionali, evidenziando come la collaborazione tra università, autorità portuale, Guardia di Finanza e Regione Marche rappresenti un “modello Marche” positivo e funzionale. Ha poi riflettuto sul significato del tema “Connettere per Conoscere”, richiamando due dimensioni fondamentali: l’economia della conoscenza e quella delle relazioni, con particolare enfasi sull’importanza delle relazioni umane nei processi internazionali. Il Rettore ha ricordato l’impegno dell’ateneo nel Forum delle Università Adriatico-Ioniche (UniAdrion), di cui Ancona ospita il segretariato, e l’attività svolta attraverso master, scambi e accordi accademici. Infine, ha ribadito il valore della cultura come strumento di integrazione e prevenzione dei conflitti, soprattutto in un contesto internazionale complesso.

Fabio Pigliapoco, Ambasciatore e Capo del Segretariato Permanente dell’Iniziativa Adriatico-Ionica, ha definito i fora – università, città, camere di commercio – come la linfa vitale della strategia macroregionale. Ha ribadito che non può esserci strategia senza un approccio bottom-up e senza la partecipazione attiva dei territori. Ha ricordato come l’Iniziativa Adriatico-Ionica sia nata 25 anni fa per trasformare l’Adriatico in un mare di pace, dopo i conflitti nei Balcani, promuovendo dialogo e cooperazione tra i nuovi stati. Ha sottolineato il ruolo centrale di Ancona, sede di tutti i segretariati dei fora, e la stretta collaborazione con la Regione Marche. Ha concluso riconoscendo il valore dell’attività dei fora, ampiamente citata nei documenti ministeriali e nei rapporti europei, e ribadendo il successo del lavoro condiviso nel tempo.

Marta Paraventi, Assessora alla Cultura del Comune di Ancona e Segretaria Generale del Forum delle Città dell’Adriatico e dello Ionio (FAIC), ha portato i saluti del Sindaco e ricordato il ruolo pionieristico del Comune di Ancona nella nascita della cooperazione macroregionale, con la firma della Carta di Ancona nel 2000 e la costituzione del Forum delle Città già nel 1999. Ha evidenziato l’importanza dell’evento come occasione per ascoltare, analizzare e raccogliere dati utili alla pianificazione strategica, in particolare per intercettare risorse europee e sviluppare progetti nei settori della cultura, del turismo e dell’economia territoriale.

Nel suo intervento, il Presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, ha espresso gratitudine per l’invito e ha rivolto un saluto alle autorità presenti. Ringraziando in particolare il Presidente di Unioncamere Marche, Gino Sabatini, e il Forum delle Camere di Commercio dell’Adriatico e dello Ionio, elogiando l’iniziativa per il suo valore strategico. Ha evidenziato come la capacità di programmazione delle istituzioni pubbliche debba basarsi su dati oggettivi, fondamentali per orientare le scelte legislative e politiche, soprattutto in un’epoca dominata da digitalizzazione e intelligenza artificiale. Secondo Acquaroli, la competitività delle imprese dipende dalla possibilità di internazionalizzarsi e di accedere a scambi di informazioni, beni e competenze. In questo contesto, ha ribadito il sostegno politico alla creazione di una macroregione Adriatico-Ionica, ritenuta una grande opportunità ancora poco sfruttata, e ha auspicato un impegno condiviso per tradurre in pratica il potenziale della Carta di Ancona, a 25 anni dalla sua firma.

Un momento speciale è stato dedicato al Dott. Michele De Vita, storico Segretario Generale e oggi Senior Advisor del Forum AIC, in segno di riconoscimento per il suo ruolo fondamentale nella nascita e nella crescita del Forum delle Camere di Commercio dell’Adriatico e dello Ionio. A lui è stato consegnato un omaggio simbolico – un quadro raffigurante il legame tra le sponde italiane e balcaniche dell’Adriatico – a testimonianza della gratitudine condivisa dai rappresentanti dei Paesi membri, sia italiani che balcanici. L’omaggio ha voluto sottolineare l’importanza del suo impegno nel promuovere il dialogo e la cooperazione tra territori, nonché la continuità istituzionale in vista della nuova fase che il Forum sta intraprendendo.

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L’Osservatorio DO-AIR per lo sviluppo socio-economico della Macroregione Adriatico-Ionica

Osservatorio DO-AIR: uno strumento strutturato e permanente di analisi e evoluzione dati

Donatella Romozzi, Referente tecnico EUSAIR per la Regione Marche, ha ribadito il ruolo guida della Regione nella Strategia EUSAIR fin dalla sua ideazione, sottolineando l’importanza di affrontare sfide comuni e valorizzare opportunità condivise tra i 10 Paesi aderenti, in particolare attraverso i cinque pilastri strategici, tra cui la connettività. Ha illustrato i progetti già avviati, come EUSAIR Facility Point, che mirano a rafforzare il dialogo con i portatori di interesse e a integrare le priorità della strategia nei programmi di cooperazione e nelle agende finanziarie europee, rendendo le azioni prioritarie concretamente finanziabili. Ha inoltre evidenziato l’importanza dell’Osservatorio DOAIR – frutto della collaborazione tra Regione, Università Politecnica delle Marche e Camera di Commercio delle Marche e il Forum delle Camere di Commercio dell’Adriatico e dello Ionio – come strumento essenziale per monitorare i principali trend socioeconomici della Macroregione adriatico-ionica. Tale osservatorio consente di produrre dati condivisi e coerenti con la strategia, utili ai decisori politici per orientare le scelte, supportare l’integrazione regionale e alimentare le attività dei cinque pilastri, in un’ottica di governance multilivello e sviluppo sostenibile integrato.

Nel suo intervento, la dott.ssa Eleonora Tramannoni, Segretaria Generale del Forum delle Camere di Commercio dell’Adriatico e dello Ionio, ha aperto la presentazione del primo rapporto dell’Osservatorio DO-AIR sottolineandone il valore come strumento di orientamento, comprensione e cooperazione nella macroregione. Il report, nato da un’intuizione condivisa tra la Regione Marche, la Camera di Commercio delle Marche, il Forum e l’Università Politecnica delle Marche, risponde alla necessità di dati economici omogenei e comparabili in un’area complessa, composta da Paesi UE e non-UE. La dott.ssa Tramannoni ha ribadito che l’Osservatorio DO-AIR non è un progetto isolato, ma nasce da un’esigenza concreta di dotarsi di uno strumento stabile e continuativo per valutare l’andamento dell’integrazione economica, monitorare le tendenze in corso e supportare politiche pubbliche più efficaci. Il report, infatti, consente di leggere in modo coerente fenomeni quali traffici marittimi, interscambi commerciali, investimenti diretti esteri, evidenziando il valore informativo per imprese e governance. L’analisi è articolata in sezioni tematiche che offrono una visione aggiornata e integrata dei principali fenomeni economici e demografici dell’area. A conferma del ruolo chiave del progetto, l’Osservatorio DO-AIR è stato riconosciuto ufficialmente nei documenti della strategia macroregionale EUSAIR e nelle dichiarazioni ministeriali (tra cui la Dichiarazione Ministeriale di Creta), confermando il Forum come stakeholder chiave della strategia.

La Dichiarazione di Creta (2025) – adottata il 6 maggio 2025 dai rappresentanti politici di alto livello dei paesi partecipanti all’AII/EUSAIR – menziona i tre Fora su diversi punti, tra cui:
Riconoscimento delle partnership consolidate con università, autorità locali, imprese, ONG e altri attori chiave della regione.
Valorizzazione del contributo dei Fora nel rafforzare il legame tra società civile e istituzioni a tutti i livelli (locale, regionale, nazionale, UE).
Apprezzamento per l’organizzazione di eventi significativi capaci di coinvolgere ampi gruppi di stakeholder e rafforzare la dimensione partecipativa della Strategia.
Riconoscimento specifico al Forum delle Camere di Commercio per la creazione dell’Osservatorio DO-AIR, strumento a supporto di decisioni informate e coerenti con gli obiettivi EUSAIR.

«Abbiamo bisogno di strumenti che ci aiutino a leggere i fenomeni economici con una chiave comune»
Dott.ssa Eleonora Tramannoni
Segretaria Generale del Forum AIC

Metodologia di ricerca e presentazione del Report DO-AIR 2025

Anna Cingoli, Project Manager del Forum delle Camere di Commercio dell’Adriatico e dello Ionio, ha aperto il suo intervento ringraziando i relatori precedenti e sottolineando l’importanza di un’analisi approfondita e multidisciplinare. Ha spiegato che la sua presentazione si concentra sull’analisi dei dati raccolti nella ricerca in collaborazione con UNIVPM, con particolare attenzione alle dinamiche demografiche, economiche e commerciali della macroregione Adriatico-Ionica. La dott.ssa Cingoli ha evidenziato come ogni ricerca debba necessariamente partire da una solida base demografica, in quanto la conoscenza delle caratteristiche della popolazione è fondamentale per interpretare correttamente i dati economici e sociali. Ha quindi illustrato indicatori chiave quali la popolazione complessiva, che si attesta a circa 68,9 milioni di abitanti, con un incremento demografico lieve ma costante negli ultimi anni, e il PIL pro capite e la sua crescita, strumenti essenziali per comprendere i trend socio-economici dell’area.

Sebbene l’attività dell’Osservatorio DO-air si concentri su ambiti economici, è importante considerare anche dati sociali e demografici per fornire un quadro più completo delle dinamiche regionali. Indicatori chiave come popolazione, PIL, PIL pro capite e crescita del PIL rappresentano strumenti essenziali per monitorare i trend e valutare gli impatti delle politiche e delle strategie analizzate. Questi dati offrono una base solida per interpretare le trasformazioni socio-economiche nell’area e supportare una comprensione più approfondita delle sue evoluzioni.

Dati Demografici ed Economici
  • Popolazione complessiva Macroregione 68,9 milioni
  • Il 63% della popolazione italiana vive in Area EUSAIR. Dal 2018 al 2024, incremento dello 0,13%
Figura 1 “Tabella descrittiva dei dati demografici” (Fonte: Banca dati, Eurostat)
  • Le tendenze del PIL evidenziano una regione che ha fatto significativi progressi nello sviluppo economico, con notevoli differenze in termini di scala, ritmo e resilienza.
  • Il periodo successivo all’istituzione dell’EUSAIR si allinea con un modello più ampio di stabilizzazione economica e di progressivo innalzamento.
Figura 2 “PIL a prezzi costanti in miliardi di USD” (Fonte: Banca Mondiale)
Figura 2 “PIL a prezzi costanti in miliardi di USD” (Fonte: Banca Mondiale)

Traffico Marittimo e Portuale

L’analisi, avviata nei primi anni 2000 per comprendere l’area Adriatico-Ionica, all’epoca contraddistinta da una significativa instabilità, si è rivelata uno strumento essenziale per il monitoraggio dei cambiamenti nell’intera macroregione. L’indagine sui flussi marittimi, fondata su molteplici fattori, genera analisi annuali a livello nazionale.

Lo studio, interrotto unicamente durante il COVID, coinvolge 17 porti in 6 stati e analizza:

  • categorie di merci (solide, liquide, ecc.);
  • tipologie di trasporto (camion, rimorchio, container);
  • passeggeri (crociere, traghetti);
  • flussi nazionali e internazionali.

La dott.ssa Cingoli ha ricordato che, a causa della pandemia da COVID-19, il traffico marittimo ha subito un calo significativo nel 2020, con una riduzione del 12%, ma che dal 2021 si osserva una graduale ripresa, anche se i livelli pre-pandemici non sono ancora stati raggiunti. Ha inoltre illustrato che nel 2023, i porti di Capodistria, Trieste e Fiume si sono consolidati come i principali hub dell’EUSAIR. Volumi significativi anche a Ravenna, Venezia e Ancona. Capodistria, Trieste e Fiume si affermano come leader nell’Adriatico per il traffico di container e sono diventati hub strategici per l’intermodalità, grazie al potenziamento dei collegamenti ferroviari che ottimizzano l’accesso ai mercati dell’Europa centrale e orientale.

Figura 3 “Flusso di merci - Esportazioni dai porti principali (2023)” (Fonte: database del Forum AIC)

Traffico Passeggeri e Turismo

Per quanto riguarda il traffico passeggeri, la dott.ssa Cingoli ha evidenziato la predominanza del trasporto mediante traghetti rispetto a quello crocieristico, quest’ultimo comunque in crescita, con porti come Spalato, Dubrovnik e Zara che mostrano un aumento significativo. Anche Trieste, Ravenna e altri porti stanno emergendo come nuovi hub per il turismo crocieristico, in risposta a un calo di Venezia.

Figura 4 “Flusso di passeggeri nei porti principali” (2023). Fonte: database del Forum AIC
Figura 4 “Flusso di passeggeri nei porti principali” (2023). Fonte: database del Forum AIC

Interscambio commerciale

L’intervento ha inoltre trattato l’importanza degli scambi commerciali, mettendo in luce il ruolo cruciale dell’import-export nella crescita economica regionale e nel sostegno allo sviluppo industriale e occupazionale. La dott.ssa Cingoli ha illustrato come l’integrazione economica tra i Paesi della macroregione Adriatico-Ionica sia un fattore chiave per lo sviluppo sostenibile, soprattutto tra le economie più piccole. I Paesi di dimensioni più ridotte, come Bosnia-Erzegovina e Montenegro, tendono a concentrarsi maggiormente sugli scambi commerciali all’interno della regione balcanica, mentre gli Stati di maggior peso, come Italia e Grecia, orientano le proprie relazioni economiche soprattutto verso i mercati globali.

Figura 5 “Quota di importazioni ed esportazioni intra-EUSAIR in relazione al commercio globale totale” Fonte: UNComTrade
Figura 5 “Quota di importazioni ed esportazioni intra-EUSAIR in relazione al commercio globale totale” Fonte: UNComTrade

Investimenti Diretti Esteri (IDE)

Un approfondimento è stato dedicato agli investimenti diretti esteri (IDE), che rappresentano partecipazioni durature e influenti di investitori stranieri nelle imprese locali. La dott.ssa Cingoli ha precisato che, nonostante alcune limitazioni nei dati disponibili a livello regionale, gli IDE restano un indicatore fondamentale per valutare la stabilità e le prospettive di sviluppo economico dell’area.

Figura 6 “Investimenti diretti esteri in entrata e in uscita”, 2023. Fonte: FMI
Figura 6 “Investimenti diretti esteri in entrata e in uscita”, 2023. Fonte: FMI

Infine, è stata posta particolare attenzione alla regione Marche, definita un’area strategica per la crescita economica e sociale della macroregione, grazie alla sua posizione geografica e al ruolo di ponte tra i mercati europei e quelli dell’area EUSAIR. La regione Marche si distingue per un bilancio commerciale generalmente positivo con i Paesi EUSAIR e per un aumento costante dell’export, trainato soprattutto dal settore manifatturiero, ma anche da agricoltura e settore minerario.

In conclusione, la dott.ssa Cingoli ha descritto la macroregione Adriatico-Ionica come un’area in trasformazione, sempre più interconnessa e dinamica dal punto di vista economico, pur caratterizzata da alcune disparità tra i Paesi membri. Ha ribadito che la strategia dell’Unione Europea per l’Adriatico e lo Ionio rimane uno strumento essenziale per rafforzare la cooperazione regionale, sostenere lo sviluppo economico e sociale e migliorare la resilienza complessiva dell’area.

Panel 1 – Trasporti e dati: infrastrutture e connettività nell’Area Adriatico-Ionica

Il panel si è aperto con il saluto e l’introduzione del Direttore di Uniontrasporti, Antonello Fontanili, che ha evidenziato l’importanza della sinergia tra istituzioni e stakeholder per una pianificazione strategica delle infrastrutture nella Macroregione Adriatico-Ionica. Ha ricordato il rapporto consolidato tra Uniontrasporti, il sistema camerale marchigiano e la Regione Marche, sottolineando il lavoro condiviso nella definizione delle priorità infrastrutturali, tra cui la redazione del Libro Bianco sulle priorità infrastrutturali delle Marche.

Rispondendo alla prima domanda relativa alle priorità infrastrutturali della Regione Marche nel quadro del Piano Marche 2032, l’Assessore Baldelli ha sottolineato come le infrastrutture non siano solo opere materiali, ma strumenti di sviluppo condiviso.

«Le infrastrutture non si impongono, ma devono nascere dal basso, coinvolgendo il tessuto produttivo, le categorie economiche e le comunità locali»
Ass. Francesco Baldelli
Assessore alle Infrastrutture della Regione Marche

Nel suo intervento l’Assessore Francesco Baldelli – Assessore alla Viabilità, infrastrutture, governo del territorio, lavori pubblici, politiche per la montagna e le aree per la Regione Marche ha sottolineato come l’obiettivo centrale sia rafforzare la connettività est-ovest, in aggiunta all’asse tradizionalmente sviluppato nord-sud. In particolare, ha affermato “non esiste crescita senza infrastrutture”, evidenziando l’importanza strategica delle opere infrastrutturali tra le quali la Pedemontana delle Marche, un’infrastruttura ritenuta fondamentale per mettere in collegamento trasversale le aree interne con la costa adriatica, facilitando al tempo stesso l’accesso ai corridoi europei e alle reti TEN-T. Il Piano Marche 2032 punta così a superare il tradizionale isolamento delle aree interne, rendendole parte attiva del sistema di mobilità e sviluppo della macroregione Adriatico-Ionica.

Quanto conta, per una buona programmazione infrastrutturale in linea con il Piano Marche 2032, disporre di dati aggiornati e condivisi a livello macroregionale? Crede che strumenti come l’Osservatorio DO-AIR possano aiutare la Regione a orientare meglio gli investimenti, soprattutto nei nodi strategici di mobilità?

In merito alla seconda domanda, l’Assessore ha ribadito quanto sia essenziale disporre di dati aggiornati, affidabili e condivisi a livello macroregionale per una programmazione infrastrutturale realmente efficace. Ha affermato che solo attraverso una base conoscitiva solida, costruita su dati omogenei e accessibili, è possibile definire priorità d’investimento che siano coerenti con le esigenze del territorio e con le strategie sovraregionali. In questo senso, ha riconosciuto il valore aggiunto di strumenti come l’Osservatorio DO-AIR, che può fornire un supporto concreto nell’individuazione dei nodi strategici e nell’ottimizzazione delle risorse disponibili. L’Assessore Baldelli ha concluso poi evidenziando come tali strumenti siano cruciali per orientare scelte informate, capaci di produrre un impatto duraturo sulla connettività e sulla competitività dell’intera Regione Marche nel contesto della cooperazione Adriatico-Ionica.

In tal senso, il direttore Fontanili ha inoltre rilanciato il tema dei “costi del non fare”, già affrontato nel suo recente intervento conclusivo durante l’evento di Portorose: «Ogni infrastruttura non realizzata o realizzata in ritardo rappresenta un costo reale per i territori, in termini di attrattività, competitività e capacità di investimento».

Quali dati ritiene oggi più utili per supportare la logistica intermodale delle PMI e degli artigiani locali? Come si può migliorare l’accessibilità e l’usabilità di questi dati? 

In risposta alla domanda è intervenuto Gilberto Gasparoni, consigliere Interporto Marche, che ha sottolineato il ruolo centrale dell’Interporto di Jesi nel sistema logistico regionale e nazionale, evidenziando come i dati siano uno strumento essenziale per attrarre traffici e sviluppare i servizi. 

L’interporto occupa 500.000 m², di cui 100.000 m² destinati alla logistica coperta e scoperta, è dotato di binari ferroviari e collegamenti diretti alla rete nazionale. È previsto un raddoppio delle attività entro il 2030, anche grazie all’insediamento di grandi player come Amazon, che potenzierà significativamente il sistema logistico marchigiano e nazionale.

Il consigliere Gasparoni ha inoltre ricordato che nelle Marche operano 4.500 imprese nel settore trasporti-logistica, con 22.000 addetti, su un totale di 130.000 imprese, di cui il 99% sono PMI manifatturiere. In questo contesto, i dati risultano fondamentali per:

  • Ottimizzare tempi e costi di trasporto;
  • Scegliere le modalità più sostenibili ed efficienti;
  • Pianificare in modo flessibile spedizioni e consegne;
  • Migliorare l’integrazione tra porto, interporto e rete ferroviaria;
  • Sostenere le PMI con informazioni utili per prendere decisioni logistiche e commerciali.

Ha infine ribadito l’importanza della digitalizzazione e dell’innovazione per rendere più competitiva e meno impattante la logistica, sottolineando che l’Interporto è pronto a collaborare con tutti gli attori del territorio per cogliere queste opportunità.

In che modo i dati territoriali ed economici possono supportare la programmazione regionale e la progettazione di infrastrutture strategiche a impatto macroregionale?

Nel dibattito sulla programmazione infrastrutturale e sullo sviluppo territoriale, sia Massimiliano Santini, Presidente dell’Azienda Speciale Tecne e Direttore CNA Ancona sia il Presidente Vincenzo Garofalo (Autorità di Sistema Portuale) hanno ribadito il ruolo strategico dei dati economici e territoriali. Per il direttore Santini, i dati rappresentano una risorsa cruciale per pianificare, allocare risorse e misurare l’impatto delle politiche pubbliche. In questa direzione si inseriscono i progetti Interreg con la Croazia e alcune azioni pilota sui porti, intesi non solo come snodi logistici, ma come volani di sviluppo per l’entroterra. La cooperazione transfrontaliera – se ben governata – può così generare valore condiviso, come dimostrato dall’aumento del 300% dell’interscambio commerciale nella macroregione Adriatico-Ionica dal 2002, oggi pari a circa 70–80 miliardi di euro. Le Marche, con il loro tessuto produttivo distrettuale e un’offerta formativa competitiva, si candidano a essere un nodo attrattivo in questo scenario, anche grazie a strumenti come l’Osservatorio DO-AIR.

Anche per il presidente Garofalo, i dati sono fondamentali per programmare in modo efficace traffici e investimenti portuali, ma devono essere accompagnati da visione strategica, studi specifici e un orientamento allo sviluppo sostenibile ispirato ai principi della crescita blu. L’Osservatorio DO-AIR viene quindi valorizzato come modello di governance integrata, superando logiche individualistiche. Garofalo ha ricordato che il porto genera ricadute su un’area vasta, che nel caso dell’Autorità coinvolge 4–5 regioni, e ha citato i circa 140 milioni di euro di investimenti destinati al porto di Ancona. L’obiettivo, ha concluso, non è la quantità degli interventi, ma la loro utilità strategica: lo sviluppo richiede fiducia nelle potenzialità del territorio, condizione necessaria per attrarre investitori e costruire una crescita più solida e condivisa.

Dal punto di vista delle imprese manifatturiere, quanto è importante disporre di dati chiari e aggiornati per orientare gli investimenti in infrastrutture sostenibili e connesse?

Dal punto di vista delle imprese, disporre di dati chiari e aggiornati è essenziale per orientare investimenti in infrastrutture sostenibili e connesse. Il presidente di Confindustria Ancona, Diego Mingarelli, ha evidenziato come i dati non servano solo all’analisi tecnica, ma anche alla definizione di proposte infrastrutturali fondate sulle reali esigenze delle aziende. Il sistema Confindustria, grazie alla sua vicinanza al tessuto produttivo, può intercettare in anticipo i fabbisogni e dialogare con istituzioni e Camere di Commercio per proporre interventi mirati.

Un dato emblematico emerso dallo studio presentato riguarda le 36 ore medie perse ai confini nella macroregione, con un costo stimato di 800 milioni di euro annui per le imprese: un chiaro esempio di come i colli di bottiglia ostacolino la competitività. In questo contesto, i dati diventano strumenti operativi per progettare soluzioni concrete e verificabili.

Mingarelli ha infine ribadito il valore strategico dell’area Adriatico-Ionica per le PMI manifatturiere marchigiane, non solo in chiave logistica, ma anche per favorire alleanze tecnologiche e scientifiche, con l’obiettivo di rafforzare la competitività industriale e sostenere l’integrazione europea dei Balcani occidentali.

In merito alle difficoltà legate ai tempi di attesa alle frontiere, un tema emerso con forza anche durante l’incontro di Portorož, è stata posta la seguente domanda a Nenad Djurdjevic, Consigliere del Presidente Čadež, Camera di Commercio della Serbia.

Il Piano di Crescita dell’UE per i Balcani Occidentali mira ad avvicinare la regione al Mercato Unico. A suo avviso, in che modo approcci basati sui dati possono supportarne l’attuazione, in particolare per migliorare la connettività e ridurre le barriere al commercio e alla mobilità?

Il consigliere Djurdjević ha richiamato l’attenzione su criticità infrastrutturali e istituzionali che limitano l’integrazione economica dei Balcani occidentali con l’Unione Europea. Un caso emblematico è il confine ferroviario di Tovarnik (Serbia–Croazia), dove le merci soggette a controlli sanitari non possono transitare in treno, ma solo su gomma, causando colli di bottiglia e costi aggiuntivi.

Ha evidenziato l’urgenza di digitalizzare le procedure doganali, introducendo lo scambio di dati preventivo per individuare in anticipo barriere logistiche e “hotspot” critici. Tuttavia, l’assenza di un quadro giuridico vincolante impedisce la reciprocità nello scambio di informazioni tra UE e Balcani occidentali, a differenza di quanto avviene con Ucraina e Moldavia, già legate da accordi più avanzati con l’Unione.

Tra le proposte operative, Djurdjević ha suggerito la firma di un protocollo d’intesa tra la Regione Marche e la Camera di Commercio serba per fare lobbying congiunto a Roma e Bruxelles. Ha inoltre proposto l’apertura di una linea aerea Belgrado–Ancona, da esplorare anche attraverso i canali diplomatici italiani, e ha richiamato l’attenzione su strumenti del Ministero delle Finanze utili all’internazionalizzazione delle imprese italiane verso la Serbia.

Ha concluso sottolineando il ruolo centrale delle imprese nella raccolta di dati per quantificare le perdite legate alle inefficienze doganali. Secondo la Banca Mondiale, ridurre di sole tre ore i tempi di attesa ai confini potrebbe generare un +3% del PIL nei Balcani occidentali, con ricadute positive per tutta l’area UE.

Come vede il ruolo dei dati – inclusi quelli raccolti tramite osservatori come DO-AIR – a supporto della pianificazione e degli investimenti basati sull’evidenza per progetti di larga scala come l’Autostrada Adriatico-Ionica? Quali sono, a suo avviso, le principali sfide di governance per trasformare le visioni strategiche in infrastrutture concrete?

Il vice-presidente della Camera dell’Economia del Montenegro Radovanović ha sottolineato il ruolo cruciale dei dati nella pianificazione e negli investimenti infrastrutturali, in particolare per progetti su larga scala come l’Autostrada Adriatico-Ionica, il cui avanzamento procede con lentezza nonostante il riconoscimento del suo valore strategico. Alcuni Paesi, come il Montenegro, hanno avviato i lavori, ma persistono ritardi e ostacoli legati alla logistica e ai controlli sanitari e veterinari ai confini.

Ha evidenziato che il mondo imprenditoriale deve affiancare le istituzioni non solo nel dialogo, ma anche nella proposta attiva di soluzioni operative. Un esempio concreto è l’adozione in Montenegro del bill of lading elettronico, volto a digitalizzare e velocizzare le procedure doganali. L’obiettivo è ridurre i tempi di attesa predisponendo in anticipo la documentazione necessaria per il transito delle merci.

Radovanović ha ribadito anche che il valore di strumenti come l’Osservatorio DO-AIR dimostra quanto i dati siano fondamentali per migliorare la fluidità dei flussi commerciali e di persone. Solo attraverso un equilibrio tra esigenze economiche e sviluppo territoriale sarà possibile tradurre le strategie in infrastrutture concrete.

Il moderatore Fontanili ha proseguito la sessione sottolineando l’importanza della cooperazione transnazionale, filo conduttore del Forum AIC, richiamando i dati del Logistic Performance Index. Sebbene Italia e Grecia risultino ai primi posti nella macroregione Adriatico-Ionica, a livello globale si collocano rispettivamente solo al 19° posto, seguite da Croazia e Slovenia (43°) e da Montenegro e Serbia (73°). Alla luce di questi dati, il direttore Fontanili ha invitato i relatori a commentare in che modo una maggiore cooperazione tra i Paesi della regione possa contribuire a migliorare l’efficienza logistica, lo sviluppo delle infrastrutture e il dialogo tra nodi chiave come porti e interporti.

Massimiliano Santini, Presidente dell’Azienda Speciale Tecne e Direttore CNA Ancona ribadisce l’importanza della cooperazione transnazionale, considerata essenziale soprattutto per un tessuto produttivo come quello italiano, basato su piccole e medie imprese. Queste realtà, spesso troppo piccole per accedere autonomamente ai grandi mercati, trovano nel mercato dei Balcani una vicinanza strategica, culturale ed economica che ne facilita l’internazionalizzazione. La macroregione Adriatico-Ionica rappresenta quindi un’opportunità concreta, non solo per l’Italia ma per l’intera area balcanica, grazie al suo valore geopolitico e alla funzione di ponte verso l’Oriente e l’Europa.

Prosegue poi sottolineando l’importanza di valorizzare i punti di forza locali — come l’economia distrettuale e la produzione biologica — non come modello assoluto, ma come esempio utile per costruire nuove sinergie pubblico-private. L’obiettivo è rendere le politiche più mirate e le misure più efficaci, partendo dalle esigenze reali dei territori. Infine, si evidenzia l’impegno della Regione Marche nel creare una rete con le altre realtà dell’Italia centrale (Abruzzo, Umbria, Lazio) per rilanciare l’intero “sistema Italia” attraverso una crescita condivisa e sostenuta nel tempo.

Il rafforzamento della cooperazione transfrontaliera tra i porti e i nodi logistici della macroregione Adriatico-Ionica emerge come una priorità condivisa dai diversi relatori intervenuti. Il Presidente Vincenzo Garofalo ha sottolineato la necessità di estendere la collaborazione esistente con i Paesi balcanici verso il Nord e il Centro Italia, ricordando come le Marche, pur in posizione strategica tra due corridoi europei, siano spesso escluse dai grandi progetti infrastrutturali nazionali. In questo contesto, ha ribadito che rafforzare l’intermodalità non significa creare sovrapposizioni, ma aumentare la competitività complessiva della macroregione. Strumenti condivisi di analisi e monitoraggio, insieme alla digitalizzazione e a sistemi interoperabili, sono ritenuti essenziali per costruire una rete logistica coesa. Il PNRR può rappresentare una leva concreta per colmare le lacune infrastrutturali e tecnologiche, ma servono strategie comuni e una visione sistemica, orientata al successo collettivo.

Anche il consigliere Gasparoni dell’Interporto ha evidenziato il potenziale di uno sviluppo logistico sostenibile e integrato, riconoscendo tuttavia le maggiori criticità del settore ferroviario rispetto a quello marittimo. Il progetto Adriatico-Ionico è visto come un modello europeo utile ad affrontare sfide condivise – ambientali, digitali, geopolitiche – attraverso un maggiore allineamento normativo e operativo, soprattutto con i Paesi balcanici. L’obiettivo è superare gli ostacoli immateriali, come la frammentazione delle procedure doganali o dei sistemi gestionali, e favorire l’interoperabilità tra nodi portuali e retroporti.

Dal mondo imprenditoriale, il Presidente di Confindustria Ancona Diego Mingarelli ha rilanciato il ruolo attivo delle imprese nella raccolta e condivisione di dati territoriali, per supportare la coesione e orientare le politiche infrastrutturali. Le relazioni economiche e formative con i Balcani, come i tirocini transnazionali già attivati, dimostrano come le alleanze concrete tra imprese possano contribuire a una nuova fase di sviluppo integrato. Il sistema Confindustria si propone quindi come alleato delle istituzioni nella mappatura dei fabbisogni produttivi e nella promozione di investimenti mirati, a sostegno di una visione macroregionale più coordinata e inclusiva.

Prosegue nella moderazione del panel il direttore di Uniontrasporti Antonello Fontanili, il quale richiama la proposta avanzata a Portorose dal Presidente Sabatini: estendere l’esperienza dei “libri bianchi sulle priorità infrastrutturali” all’intera macroregione, coinvolgendo anche i Paesi balcanici. A tal proposito, il moderatore Fontanili rilancia il quesito su come rafforzare ulteriormente la cooperazione e l’integrazione dei territori, emerso anche dal confronto di Portorose.

A tal riguardo, risponde Nenad Djurdjevic evidenziando tre priorità per migliorare la connettività ferroviaria e portuale:

  1. Riattivare le linee Belgrado-Zagabria-Lubiana* e Trieste-Pola-Fiume
  2. Potenziare gli assi Belgrado-Bar e Bar-Bari
  3. Valorizzare il porto di Bar, ancora sottoutilizzato nonostante il suo potenziale 
*Per viaggiare da Belgrado a Lubiana, è necessario prendere un treno per Zagabria e poi un altro treno per Lubiana. Il viaggio diretto tra Belgrado e Zagabria è sospeso, quindi è necessario fare scalo a Vinkovci. 

Si evidenzia inoltre la necessità di armonizzare procedure e documentazione tra i Balcani occidentali e l’UE, per superare ostacoli infrastrutturali e doganali. Si conclude con un appello alla collaborazione delle associazioni di categoria e delle istituzioni europee.

Prosegue poi concludendo la sessione “Trasporti e Dati”, Pavle Radovanovic, richiamando l’attenzione sulla stabilità politica nei Balcani occidentali, considerata una condizione essenziale per attrarre investimenti e garantire il successo dei progetti di cooperazione e sviluppo sostenibile nella macroregione.

Panel 2 – Turismo e dati: strategie, flussi e sostenibilità nell’area Adriatico-Ionica

Il panel si è aperto con il saluto e l’introduzione del Direttore di Risposte Turismo, Anthony La Salandra, il quale ha evidenziato la complessa relazione tra turismo e sviluppo sostenibile, spesso percepiti come difficilmente compatibili, ma in realtà conciliabili attraverso approcci diversi. Si sottolinea il valore culturale del turismo, che ha storicamente favorito il dialogo e la conoscenza tra popoli, ben prima dell’era digitale. 

Viene ricordato quanto sia cambiato il modo di viaggiare negli ultimi 25 anni, in occasione di del 25esimo anniversario dell’Iniziativa Adriatico Ionica e della firma della Carta di Ancona, e si invita a non dare per scontati i progressi attuali, come l’allargamento di Schengen, che hanno inciso profondamente sulla mobilità nell’area Adriatico-Ionica.

Si inizia dunque il tavolo di discussione, presentando la prima domanda a Lidija Pansegrau Hadrović, Ministero degli Affari Europei e Esteri, EUSAIR National Coordinator della Croazia.

In qualità di Coordinatrice Nazionale EUSAIR, come valuta il potenziale degli approcci basati sui dati nel contrastare l’overtourism e nel promuovere modelli di turismo sostenibile nella Regione Adriatico-Ionica? Potrebbe offrirci un’anteprima di come iniziative come la Strategia Air ProDest intendano supportare questa direzione?

Lidija Pansegrau Hadrović, coordinatrice della strategia macroregionale, ha evidenziato il turismo come leva innovativa per affrontare sfide comuni con soluzioni condivise nella regione Adriatico-Ionica. Sebbene porti prosperità, il turismo genera anche criticità, come le recenti proteste in Italia e Spagna. Il problema non è solo il numero di visitatori, ma la concentrazione stagionale e geografica dei flussi.

Per gestire il fenomeno, è fondamentale un approccio strategico e basato sui dati, che tenga conto delle specificità locali e utilizzi strumenti come intelligenza artificiale e realtà virtuale.

«L'overtourism si verifica quando i flussi superano la capacità di un luogo, compromettendo ambiente, vivibilità e qualità dell’esperienza»
Lidija Pansegrau Hadrović
Ministero degli Affari Europei e Esteri, EUSAIR National Coordinator della Croazia

L’esempio di Dubrovnik, grazie al progetto Respect the City, mostra come l’uso dei dati, campagne di sensibilizzazione e misure decise (prenotazioni via app, limiti ai bus) possano riequilibrare i flussi, migliorando la qualità della vita, la tutela del patrimonio e l’esperienza turistica.

Viene presentata la proposta progettuale Air ProDest Strategy, sviluppata nell’ambito del Pilastro 4 di EUSAIR. Il progetto si basa sull’esperienza delle Smart City, inizialmente applicata a Dubrovnik e ora in fase di ulteriore sviluppo, con l’obiettivo di renderla replicabile in tutta la regione adriatico-ionica.

L’approccio prevede tre azioni chiave:

  1. Raccolta di buone pratiche;
  2. Recupero di documenti tecnici;
  3. Ottimizzazione di soluzioni per renderle applicabili in contesti diversi.

Attualmente si tratta di una proposta in fase di sviluppo, con Dubrovnik come partner capofila. La coordinatrice EUSAIR sottolinea che questi progetti, nel quadro della cooperazione macroregionale, aiutano a superare la frammentazione nazionale e a trattare sfide condivise come problemi comuni. 

Quali leve strategiche ritenete oggi più efficaci, sia a livello camerale che associativo, per consolidare e innovare l’offerta turistica nei territori, valorizzando le filiere locali, la sostenibilità e la qualità dell’accoglienza?

Il dibattito in ambito camerale e associativo si concentra sempre più sulla necessità di adottare strategie integrate, sostenibili e orientate alla qualità. A tal proposito, Massimiliano Polacco, Vicepresidente vicario della Camera di Commercio delle Marche, sottolinea l’impatto crescente che la sostenibilità ha sulle scelte dei turisti: uno studio recente rivela che il 30% dei viaggiatori sceglie una destinazione per la sua qualità ambientale, la mobilità sostenibile e la gestione responsabile del territorio. Inoltre, il 25% dei turisti manifesta il desiderio di partecipare attivamente a iniziative ambientali durante la vacanza. Da un punto di vista economico, ogni euro investito in sostenibilità turistica genera un ritorno medio di 1,31 euro.

Un esempio concreto di questa visione è il progetto Sentinelle del Mare, promosso con l’Università di Bologna. L’iniziativa coinvolge turisti e famiglie nella raccolta di dati ambientali sulle spiagge, grazie al lavoro di biologi itineranti. L’obiettivo è duplice: monitorare lo stato delle acque marine e diffondere una cultura della sostenibilità, promuovendo un turismo più consapevole e radicato nel territorio.

Nel contesto Adriatico-Ionico, la cooperazione transfrontaliera rappresenta un’altra leva fondamentale. Joze Tomaš, Presidente della Camera dell’Economia di Spalato, pone l’accento sull’esigenza di superare una visione meramente quantitativa del turismo. È necessario, afferma, considerare ogni turista come “turista di qualità” e puntare a un equilibrio tra visitatori soddisfatti, operatori economici e comunità locali. Questo “triangolo felice” è la chiave per uno sviluppo turistico sostenibile.

Il presidente Tomaš evidenzia anche la necessità di aggiornare gli strumenti di analisi e pianificazione, criticando l’uso di metodologie statistiche superate, incapaci di cogliere fenomeni dinamici come l’espansione delle compagnie low-cost o il crescente ricorso al noleggio auto. In questo contesto, si fa strada l’idea che, per mantenere l’equilibrio socioeconomico e ambientale, potrebbe essere necessario regolare – o persino ridurre – i volumi turistici, accettando sfide economiche nel breve periodo per garantire benefici nel lungo termine.

Sulla stessa linea si colloca l’intervento di Robert Rakar, Direttore della Camera di Commercio di Primorska. Nell’area dell’Alto Adriatico – che va da Trieste a Lignano Sabbiadoro fino alla costa slovena – l’enfasi non è più posta sul numero di arrivi, bensì sulla spesa media per turista e sull’esperienza complessiva. Un progetto innovativo unisce il Carso primario in un’unica destinazione turistica transfrontaliera, concentrandosi su sostenibilità e impatto economico locale, indipendentemente dal luogo in cui il turista pernotta.

A fronte della carenza di strutture ricettive a Trieste, si sta sviluppando un sistema di prenotazione integrato con la Slovenia, che consenta di ospitare i turisti in strutture vicine ma oltre confine. Parallelamente, sono in fase di progettazione collegamenti marittimi pubblici tra le città slovene e Trieste, con l’obiettivo di garantire una mobilità sostenibile e a basse emissioni. Il messaggio è chiaro: creare una destinazione unica, integrata e transfrontaliera, capace di offrire esperienze turistiche autentiche e sostenibili.

Infine, l’Albania, con la sua crescita turistica impetuosa, si propone come attore emergente nell’area Adriatico-Ionica. Artan Luku, Presidente della Camera di Commercio di Durazzo, sottolinea come il Paese abbia registrato oltre 11 milioni di visitatori lo scorso anno, con una previsione di 15 milioni nel prossimo. Questo boom è stato favorito da incentivi fiscali – tra cui la riduzione dell’IVA dal 20% al 6% per il settore turistico – e da investimenti infrastrutturali, come il nuovo aeroporto di Valona, la cui apertura è prevista a breve.

Nonostante la forte crescita, alcune micro-regioni del sud stanno puntando su un modello diverso, orientato alla qualità e alla selettività dell’offerta, privilegiando turisti con maggiore capacità di spesa. Per favorire un’integrazione efficace con le dinamiche macroregionali dell’area Adriatico-Ionica, Luku indica tre priorità: cooperazione, digitalizzazione e condivisione dei dati. In quest’ottica, la creazione di osservatori turistici regionali, basati su indicatori comuni, rappresenta uno strumento essenziale per coordinare uno sviluppo equilibrato, sostenibile e condiviso.

Nel corso dell’evento “Conoscere per Connettere”, è emersa con chiarezza la necessità di rafforzare la cooperazione turistica tra i territori dell’area Adriatico-Ionica, con un approccio fondato su sostenibilità, dati concreti e visione condivisa.

Paola Marchegiani, Dirigente dell’Ufficio Turismo della Regione Marche, ha sottolineato il potenziale della strategia EUSAIR come strumento per affrontare sfide comuni quali sostenibilità ambientale, overtourism e gestione dei flussi turistici – temi già al centro di numerosi progetti Interreg. Tuttavia, ha proposto una prospettiva più ambiziosa: costruire una vera e propria macroregione turistica transnazionale, presentando l’Adriatico-Ionio come una destinazione unitaria.

Per raggiungere questo obiettivo, ha evidenziato l’urgenza di superare due ostacoli: la scarsa omogeneità tra i territori e la limitata accessibilità. A tale scopo, è fondamentale un uso strategico dei dati, orientando le scelte a partire da domande concrete. La dirigente Marchegiani ha anche lamentato l’assenza di un brand turistico comune – come “Adriatico” – che possa rafforzare la visibilità e la coesione dell’area.

In questa prospettiva, la dirigente ha proposto di approfondire alcuni filoni tematici tramite la piattaforma EUSAIR:

  • Turismo nautico, con il mare Adriatico come elemento identitario e via di accesso oggi sottoutilizzata;
  • Turismo religioso, ancora poco sviluppato nonostante il ricco patrimonio culturale;
  • Reti tra destinazioni minori, come borghi ed itinerari esperienziali, anche attraverso modelli esistenti come le MAP (Macroaree Attrattive Provinciali) e il turismo enogastronomico.

A supporto di questa visione è intervenuta la Dott.ssa Tramannoni, Segretaria Generale del Forum AIC, ricordando che il marchio “Adrion” – ideato in anticipo dal Forum delle Camere di Commercio dell’Adriatico e dello Ionio – rappresentava una visione ambiziosa e lungimirante di promozione dell’area come destinazione turistica integrata. Nonostante le difficoltà iniziali nella sua affermazione, oggi esistono condizioni molto più favorevoli per rilanciarlo, grazie alla crescente attenzione verso la sostenibilità, l’autenticità e la qualità dell’esperienza turistica.

In questo contesto, il Forum AIC – che riunisce 37 Camere di Commercio dei Paesi che si affacciano sull’Adriatico e lo Ionio – si propone come attore chiave nel rafforzamento della cooperazione territoriale e del dialogo pubblico-privato. Attraverso progetti congiunti su borghi, cammini, turismo esperienziale e modelli slow, il Forum può contribuire concretamente a un’offerta turistica condivisa, capace di rispondere alle nuove esigenze del mercato e di affrontare criticità come il sovraffollamento turistico. Il suo ruolo di ponte tra istituzioni regionali, operatori economici e comunità locali si conferma dunque centrale per accompagnare l’area verso un modello di turismo più integrato, sostenibile e competitivo.

A confermare questo approccio è stato Joze Tomaš, Presidente della Camera di Commercio di Spalato, che ha ricordato le prime iniziative comuni avviate già prima della pandemia, ad esempio per promuovere le Marche e Spalato sul mercato cinese. Ha riconosciuto le differenze tra i territori dell’area – da Venezia all’Albania – ma ha anche sottolineato come questa diversità possa trasformarsi in valore aggiunto se ben integrata. Tra i settori da valorizzare ha citato il turismo religioso, l’enogastronomia e i pellegrinaggi, proponendo iniziative coordinate a livello macroregionale. Ha infine sollevato una questione cruciale: la mancanza di una definizione condivisa di “turismo di qualità”, senza la quale è difficile impostare strategie efficaci.

A chiarire questo concetto ha contribuito Robert Rakar, Direttore della Camera di Commercio di Primorska, spiegando che nel caso sloveno il turismo di qualità si basa su esperienze autentiche – visite guidate, arte, cicloturismo, cultura – piuttosto che sul turismo balneare di massa. La Slovenia, che ha accolto 3,7 milioni di turisti nel 2023, punta su un modello “boutique”, sostenibile e con elevato valore aggiunto. Tuttavia, ha avvertito che senza infrastrutture adeguate e connessioni efficienti tra i territori, è impossibile costruire una destinazione macroregionale competitiva.

Dal pubblico, Konstantinos Mouzakitis, Presidente della Camera di Commercio di Corfù, ha evidenziato la necessità di basare le politiche turistiche su dati affidabili e dettagliati. Non è sufficiente conoscere il numero di arrivi: è essenziale capire come i turisti spendono, quali esperienze cercano, e come si muovono anche oltre i confini locali. Corfù, ad esempio, riceve oltre 4 milioni di turisti l’anno, ma mancano dati precisi sui loro comportamenti, anche nei casi in cui si spostano verso l’Albania. In un contesto europeo incerto, è fondamentale investire nella qualità dell’offerta ricettiva, diversificando i servizi e rispondendo ai diversi profili turistici.

In linea con questo approccio, Artan Luku (Camera di Commercio di Durazzo) ha descritto le potenzialità delle piattaforme digitali adottate in Albania, che raccolgono dati da operatori di Italia e Grecia su prenotazioni, spesa media e preferenze. Tali strumenti, se applicati su scala macroregionale, potrebbero rappresentare una risorsa strategica per migliorare la pianificazione e la competitività turistica dell’intera area adriatico-ionica.

Anche Massimiliano Polacco è intervenuto per illustrare un progetto di collaborazione trasversale, basato su tre pilastri: imprenditori cooperanti, un marchio turistico comune e istituti scolastici impegnati nella formazione professionale. L’obiettivo era valorizzare la diversità territoriale come elemento di coesione. Tuttavia, il progetto ha incontrato limiti logistici significativi: la scarsa accessibilità tra città vicine come Spalato frena la competitività. A ciò si aggiunge un problema strutturale: la carenza di personale qualificato nel turismo, accentuata dalla pandemia. Regione Marche, Camera di Commercio e associazioni stanno lavorando per riqualificare e valorizzare mestieri fondamentali, come quello del cameriere, spesso sottovalutati ma centrali nell’esperienza del turista.

Infine, Lidija Pansegrau Hadrović ha richiamato l’attenzione sulla dieta mediterranea come espressione culturale e stile di vita. Questo patrimonio immateriale UNESCO, ha ricordato, non è solo alimentazione, ma un insieme di valori legati alla convivialità, alla stagionalità e al rispetto per l’ambiente. Promuoverlo attraverso lo slow tourism e progetti europei condivisi – come già avviato nei Forum di Spalato e Grecia – può rafforzare l’identità territoriale e attrarre un turismo di qualità, integrando benessere, cultura e sostenibilità.

A testimonianza di ciò, la Dieta Mediterranea è stata anche al centro della Dichiarazione di Spalato “Conservazione e Promozione della Dieta Mediterranea nella Regione Adriatico-Ionica: Benessere, Sostenibilità e Cultura”, firmata il 14 maggio 2024 a Spalato, in Croazia, al termine dell’Assemblea Generale del Forum delle Camere di Commercio dell’Adriatico e dello Ionio (Forum AIC). Il documento, sottoscritto dal Presidente Sabatini insieme ai rappresentanti del FAIC e di UniAdrion, riconosce la Dieta Mediterranea come modello alimentare strettamente legato alla cultura, alle tradizioni e al benessere delle comunità della Macroregione Adriatico-Ionica. La dichiarazione promuove un approccio integrato tra istituzioni, imprese e università per tutelare la Dieta Mediterranea attraverso il coinvolgimento del settore privato, il sostegno a pratiche agricole sostenibili, la promozione di eventi culturali e gastronomici e l’adozione di standard di qualità. Particolare attenzione è riservata anche al legame con il turismo, considerato un canale strategico per diffondere e rafforzare questo patrimonio condiviso.

In conclusione, l’evento “Conoscere per Connettere” ha riaffermato l’importanza cruciale di una solida base di conoscenza, dati affidabili e cooperazione tra territori per costruire un futuro sostenibile e integrato nella Macroregione Adriatico-Ionica. Attraverso il confronto tra istituzioni, operatori economici e esperti, si è evidenziato come solo un approccio condiviso e basato su informazioni concrete possa guidare efficacemente lo sviluppo socio-economico, migliorare le infrastrutture e valorizzare il turismo di qualità, rispettando al contempo l’ambiente e le comunità locali.