Forum AIC

Report dell’evento“Enhancing Road and Rail Connectivity in the Adriatic-Ionian Region: Addressing Cross-Border Challenges through Institutional Dialogue and Chambers of Commerce Insights”

L’evento “Enhancing Road and Rail Connectivity in the Adriatic-Ionian Region: Addressing Cross-Border Challenges through Institutional Dialogue and Chambers of Commerce Insights” si è tenuto il 18 e 19 giugno 2025 presso la Hall Aurora del Grand Hotel Bernardin di Portorož

Organizzato dal Forum delle Camere di Commercio dell’Adriatico e dello Ionio (Forum AIC), in collaborazione con la Camera di Commercio di Primorska, la Camera di Commercio delle Marche e Uniontrasporti, l’evento ha rappresentato un importante momento di confronto tra istituzioni europee, autorità locali, operatori economici, esperti del settore e stakeholder regionali.
L’obiettivo centrale dell’iniziativa è stato quello di affrontare in maniera concreta le sfide infrastrutturali nella Macroregione Adriatico-Ionica e individuare soluzioni condivise per potenziare la connettività stradale e ferroviaria, con un focus particolare sull’integrazione dei Paesi dei Balcani occidentali nella rete di trasporto europea. 

Sessione Introduttiva | Institutional Welcome & Opening

La sessione inaugurale è stata aperta dalla Dott.ssa Eleonora Tramannoni, Segretaria Generale del Forum AIC, che ha dato il benvenuto ai partecipanti presenti in sala e collegati da remoto. Nel suo intervento ha sottolineato il valore della collaborazione tra Forum AIC, Camera di Commercio di Primorska, Camera di Commercio delle Marche e Uniontrasporti, evidenziando come la sinergia tra questi attori sia essenziale per rafforzare la connettività e la cooperazione regionale.

Il Forum AIC, ha spiegato, si pone l’obiettivo di identificare priorità comuni e proposte operative per migliorare l’accessibilità, l’integrazione e la resilienza delle reti di trasporto nella macroregione adriatico-ionica.

A seguire, Borut Fakin, Presidente della Camera di Commercio della Primorska (PGZ), ha evidenziato il valore strategico dell’adesione della sua Camera al Forum AIC, quale piattaforma utile a rafforzare il dialogo tra le economie delle due sponde dell’Adriatico. Ha ribadito che una logistica moderna ed efficiente è condizione indispensabile per una rapida integrazione dei Paesi dei Balcani occidentali nel contesto europeo, sottolineando la necessità di produrre proposte concrete capaci di incidere sulla programmazione infrastrutturale. 

È poi intervenuto Gino Sabatini, Presidente del Forum AIC e della Camera di Commercio delle Marche, illustrando l’esperienza del Libro Bianco delle priorità infrastrutturali della regione Marche, elaborato nel 2022 in collaborazione con Uniontrasporti, grazie a una rilevazione su oltre 12.000 imprese. Sabatini ha proposto di estendere questa metodologia all’intera macroregione, al fine di costruire una base conoscitiva condivisa per guidare le scelte infrastrutturali.
Tra le principali criticità emerse, ha citato:

  • l’assenza di connessioni intermodali efficaci;
  • le congestioni ai confini;
  • la frammentazione dei processi logistici.

Secondo Sabatini, è solo attraverso la cooperazione territoriale, la pianificazione congiunta e una visione strategica condivisa che sarà possibile rafforzare l’integrazione logistica dei Balcani occidentali. Ha infine definito il Forum AIC un “laboratorio permanente” di confronto e progettazione al servizio della macroregione.

A nome della Città di Pirano, è intervenuto Christian Poletti, Vicesindaco, che ha espresso l’onore per la municipalità di ospitare la conferenza. Ha ricordato il ruolo di Pirano e Isola come nodi simbolici di un’Adriatico unito, e ha affermato che migliorare la connettività ferroviaria significa anche garantire una qualità della vita più alta, verde ed efficiente. Ha invitato i presenti a cogliere l’opportunità di trasformare le sfide geografiche in opportunità condivise, ribadendo che la cooperazione è la chiave per affrontare le transizioni in corso. 

L’intervento di Antonio Paoletti, Presidente della Camera di Commercio della Venezia Giulia e Vicepresidente di Unioncamere, si è focalizzato sull’impatto del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nel rilancio delle infrastrutture logistiche italiane. Ha annunciato che nel mese di novembre si terrà una conferenza istituzionale in cui l’Italia sosterrà formalmente la candidatura del porto di Trieste come hub strategico del Corridoio IMEC, promuovendo allo stesso tempo un’azione coordinata con il porto di Capodistria.

In quest’ottica, ha lanciato una proposta per avviare una collaborazione strutturata tra il Forum AIC e il Network delle Camere di Commercio della Nuova Alpe Adria, una piattaforma che riunisce dieci Camere di commercio di Italia, Austria, Slovenia e Croazia. L’obiettivo è lavorare insieme per rimuovere gli ostacoli alla libera circolazione di merci e persone, rafforzando l’integrazione infrastrutturale e la competitività dell’intera area transfrontaliera.

Filippo Alabardi, Executive Officer del Segretariato Permanente dell’Iniziativa Adriatico-Ionica (AII), ha definito il Forum AIC “uno dei partner più affidabili e longevi dell’AII”. Ha ricordato il lancio del DOAIR Observatory, strumento chiave per l’analisi dei dati e la pianificazione degli investimenti, già formalmente riconosciuto dai Ministri degli Esteri. Ha ribadito che la connettività – in particolare quella ferroviaria e stradale – è la sfida politica prioritaria per la regione: senza infrastrutture moderne ed efficienti, ha affermato, non può esserci integrazione europea reale. I trasporti, ha aggiunto, sono stati al centro anche della recente presidenza greca dell’AII, a conferma della centralità strategica del tema.

In chiusura della sessione, Susanna Kiraly, Vice Segretaria Generale dell’Iniziativa Centro Europea (CEI), ha posto l’accento sull’urgenza di promuovere una connettività multimodale sostenibile per passeggeri e merci, richiamando l’attenzione sulla necessità di soluzioni coordinate per il trasporto transfrontaliero.
Ha concluso affermando che il progresso nella regione richiede una visione integrata, capace di coniugare dimensioni economiche, ambientali e sociali.

Keynote Speeches

La seconda parte della sessione introduttiva è stata dedicata a due interventi chiave, con l’obiettivo di fornire un quadro europeo ai temi affrontati nella conferenza.

Il primo keynote speech è stato affidato a Marian-Jean Marinescu, Coordinatore Europeo per il Corridoio Balcani Occidentali–Mediterraneo Orientale (WBEM), collegato da remoto. Marinescu ha offerto una panoramica delle criticità strutturali che ancora oggi segnano la regione, evidenziando le disparità tra gli Stati membri dell’UE e i Paesi candidati, soprattutto nel settore ferroviario.
Ha evidenziato come, a differenza delle strade, le ferrovie soffrano ancora colli di bottiglia, carenze infrastrutturali e limitati investimenti, in particolare in Paesi come Macedonia del Nord, Albania e Bulgaria. Ha inoltre sottolineato l’urgenza di ridurre i tempi di fermo dei treni merci ai confini (“dwelling time”), considerati una delle principali cause di inefficienza nei trasporti transfrontalieri, richiedendo un impegno congiunto tra governi e operatori per semplificare le procedure.

A seguire, Matej Zakonjšek, Direttore del Segretariato Permanente della Transport Community, ha delineato un quadro più ampio sullo stato dell’integrazione dei sistemi di trasporto dei Balcani occidentali nell’Unione Europea.
Ha evidenziato il forte ritardo nell’adozione della normativa comunitaria nel settore dei trasporti: solo il 18% della legislazione UE è attualmente recepita nei Paesi dei Balcani occidentali.

Tuttavia, ha segnalato segnali incoraggianti, come:

  • un aumento significativo degli investimenti ferroviari negli ultimi cinque anni;
  • una rivalutazione strategica che ha portato ad assegnare priorità a 27 progetti ferroviari e 37 stradali in corso d’opera.

 

Zakonjšek ha poi richiamato l’attenzione sui ritardi ai valichi di frontiera, che in alcuni casi superano le 48 ore, con gravi impatti economici e ambientali. Per rispondere a questa criticità, ha illustrato il progetto delle “green lanes”, avviato con la Commissione Europea e SAFTA.Nato durante la pandemia per garantire il transito rapido di beni medici, il sistema prevede uno scambio anticipato di dati tra le dogane dei Paesi coinvolti, consentendo di accelerare le procedure e ridurre i tempi di attesa. Dopo una prima fase dedicata ai prodotti essenziali, le corsie verdi sono state estese a tutte le merci e oggi operano su tutti i principali valichi della regione. Zakonjšek ha concluso indicando la piena implementazione delle green lanes come una priorità strategica per il futuro della connettività regionale.

Panel 1 “Road Infrastructure and Border Bottlenecks in the Adriatic-Ionian Region: Challenges and Smart Solutions”

Ad aprire il primo panel della conferenza è stato Robert Rakar, Direttore della Camera di Commercio di Primorska, co-organizzatrice dell’evento. Nel suo intervento introduttivo, ha richiamato l’attenzione sulle strozzature logistiche che quotidianamente penalizzano il trasporto di merci e persone, in particolare nei rapporti tra l’Unione Europea e i Paesi candidati. Le congestioni ai confini, ha sottolineato, rallentano non solo la circolazione, ma anche il più ampio processo di integrazione economica e istituzionale della macroregione.
Ha quindi introdotto i relatori del panel, esponenti di alto profilo del mondo imprenditoriale, tecnico e associativo provenienti da Slovenia, Bosnia, Montenegro, Italia, Croazia e Serbia.

I lavori si sono aperti con un videomessaggio di Milica Dubljević, Segretaria dell’Associazione dei Trasporti della Camera di Commercio della Serbia, che ha tracciato un quadro sintetico delle principali criticità operative affrontate quotidianamente dai trasportatori serbi. Tra le sfide più urgenti, ha citato i ritardi strutturali ai valichi di frontiera, che rischiano di aggravarsi nel prossimo futuro.
Dubljević ha evidenziato l’urgenza di rafforzare il trasporto ferroviario come alternativa sostenibile, utile a ridurre il traffico su gomma, le emissioni e i costi. Ha inoltre sottolineato la necessità di semplificare le normative, migliorare le infrastrutture e rendere più efficienti le procedure doganali, per favorire mobilità, competitività e integrazione regionale.

È seguito l’intervento di Robert Sever, Direttore dell’Associazione dei Trasporti presso la Camera di Commercio e dell’Industria della Slovenia, che ha confermato le preoccupazioni espresse nel precedente intervento.
Sever ha osservato come le congestioni stradali rappresentino un costo economico trasversale, con effetti negativi non solo nei Paesi direttamente interessati, ma sull’intero sistema logistico adriatico-ionico.
Ha quindi indicato quattro leve prioritarie per affrontare il problema:

  • Semplificazione delle procedure amministrative e doganali
  • Digitalizzazione dei processi logistici
  • Scambio di dati tra operatori e autorità
  • Investimenti infrastrutturali mirati

Quali soluzioni digitali si sono rivelate più efficaci per ridurre i ritardi?

La risposta di Sever ha evidenziato l’importanza di una logistica smart e multimodale, in particolare  investimenti sul trasporto ferroviario, in linea con la legislazione dell’UE, e con gli obiettivi del Green Deal. Ha concluso sostenendo che la connettività futura tra i Balcani occidentali e l’Europa si realizzerà attraverso il trasporto ferroviario e multimodale. 

Il panel è proseguito con l’intervento di Safudin Čengić, CEO di Centrotrans Sarajevo e Presidente dell’Associazione dei Trasporti presso la Camera di Economia della Federazione della Bosnia ed Erzegovina.

Quanto le attuali procedure di confine influiscono sulla competitività delle imprese bosniache?

Čengić ha risposto senza esitazioni: “È eccezionalmente difficile essere competitivi al di fuori dell’UE”. Ha spiegato come la Bosnia ed Erzegovina realizzi oltre il 70% del proprio interscambio commerciale con l’UE, una dipendenza che rende ancora più evidente la necessità di connessioni fluide ed efficienti. Tuttavia, ha osservato, questa stretta relazione economica è compromessa da una serie di ostacoli sistemici che colpiscono duramente non solo le imprese bosniache, ma anche la fluidità del commercio regionale. In particolare, ha denunciato i tempi di attesa eccessivi ai confini, che si traducono in costi significativi, ritardi e inefficienze. Nonostante le flotte dei vettori bosniaci siano moderne e ben equipaggiate, le aziende non riescono a utilizzarle in modo efficace e redditizio, a causa di restrizioni operative e normative, prima fra tutte la carenza di licenze per accedere pienamente al mercato comunitario.

Čengić ha insistito sull’importanza di rafforzare il ruolo delle associazioni di categoria, definendole strumenti cruciali di pressione e interlocuzione istituzionale, in particolare in un contesto complesso e spesso rallentato come quello bosniaco. In chiusura, ha valorizzato il contributo di eventi come questo, co-organizzato dal Forum AIC, che – ha detto – permettono di condividere esperienze, buone pratiche e criticità in un contesto internazionale, costruendo alleanze concrete per il cambiamento.

A seguire, è intervenuto Aleksandar Mitrović, Segretario del Consiglio dell’Associazione dei Trasporti del Montenegro, rispondendo a una doppia sollecitazione su barriere operative e prospettive di cooperazione transfrontaliera. Mitrović ha ricordato che, non facendo parte dell’area Schengen, il Montenegro continua ad affrontare problemi legati ai regimi di visto per i lavoratori, un ostacolo che penalizza la competitività dei trasportatori locali.
Nonostante una struttura amministrativa ancora contenuta, ha affermato che il Paese è pronto a digitalizzare le procedure di carico e transito, attraverso un sistema elettronico per la trasmissione anticipata delle informazioni sulle merci. Dichiarando che a digitalizzazione è una priorità per la competitività del sistema Montenegrino.

In che modo i quadri di cooperazione regionale potrebbero aiutare il Montenegro a promuovere l’integrazione stradale transfrontaliera nei prossimi anni?

Mitrović ha sottolineato l’importanza del dialogo diretto e dello scambio di idee tra operatori. A titolo esemplificativo, ha citato il ripristino della linea marittima Bar–Ancona, risultato proprio di una collaborazione concreta tra attori pubblici e privati.
Ha infine auspicato un rafforzamento della cooperazione infrastrutturale anche sul versante ferroviario, per connettere l’Albania – e quindi la Grecia – con la Bosnia ed Erzegovina e la Croazia, in una logica di trasporto integrato e sostenibile.

Ha preso quindi la parola Andrea Bardi, Direttore Generale dell’Istituto per il Trasporto e la Logistica e Lead partner di CROSSFREIGHT.

Quali soluzioni innovative o raccomandazioni politiche emerse dal progetto potrebbero contribuire ad attenuare la congestione e le inefficienze ai valichi di frontiera?

Il progetto CROSSFREIGHT, ha spiegato, si concentra sul cambio modale dalla strada alla ferrovia affrontando barriere tecniche, gestionali e informative. Secondo Bardi, strumenti come l’anticipazione dei dati sui flussi e orari dei treni possono avere un impatto enorme. “I dati e la loro circolazione sono il cuore dell’efficienza”, ha dichiarato.
Ha quindi descritto il circolo vizioso che ostacola il pieno sviluppo del trasporto ferroviario, in cui criticità diverse si alimentano a vicenda:

  • la carenza di infrastrutture limita l’offerta di trasporto ferroviario;
  • la mancanza di servizi adeguati scoraggia la domanda, che tende a non considerare l’opzione ferroviaria e a preferire il trasporto su gomma;
  • si genera una resistenza al cambiamento da parte dell’industria che, abituata a soluzioni su strada, continua a optare per questa modalità.

 

Per rompere questa dinamica, Bardi ha richiamato l’importanza degli incentivi pubblici già attivi in alcuni Paesi (come i bonus ferroviari in Italia) e ha ribadito l’esigenza di una migliore raccolta dati sulla mobilità delle merci, necessaria per pianificare gli investimenti e rispondere al crescente ruolo strategico della regione Adriatico-Ionica nei flussi logistici euroasiatici. 

L’intervento successivo è stato affidato a Marijan Cukrov, Direttore del Cluster per il Trasporto Intermodale e Lead Partner del progetto TRANSPONEXT (Croazia), che ha offerto una panoramica molto concreta sulle criticità e le soluzioni in atto.

Cukrov ha sottolineato che, nonostante un sistema autostradale tra i più avanzati d’Europa, la rete ferroviaria croata è ancora lenta e inaffidabile. Oggi, il 90% del trasporto merci avviene su gomma, con effetti negativi su congestione, sostenibilità e competitività. Ha portato un dato emblematico: il tragitto in treno tra Rijeka e Zagabria richiede circa quattro ore, che possono diventare cinque in inverno – un tempo nettamente superiore rispetto all’ora e mezza in auto per lo stesso percorso.

In questo contesto, l’obiettivo europeo è ambizioso: trasferire il 50% del trasporto merci su ferrovia entro il 2035, con progetti in corso come la nuova tratta ferroviaria Rijeka–Budapest. Pertanto, il progetto TRANSPONEXT propone una piattaforma online in stile “booking”, in grado di calcolare percorsi logistici più sostenibili e – novità recente – integrerà anche dati ferroviari entro il prossimo anno. L’obiettivo, ha spiegato, è quello di rendere l’intermodalità accessibile e tracciabile, stimolando un vero spostamento verso modelli più green. 

A chiudere il panel è stato Aleksandar Ivanović, Presidente dell’Associazione Trasporti presso la Camera di Commercio e Industria della Serbia, che ha offerto un quadro diretto e preoccupante della situazione ai valichi di frontiera. Ha denunciato attese medie superiori alle 10 ore, con picchi fino a 36 ore per i mezzi pesanti serbi in ingresso nell’UE, una condizione che genera perdite economiche sistemiche per le imprese e impatta negativamente sull’efficienza dell’intero sistema logistico regionale.

Ivanović ha poi richiamato una crisi imminente nel settore dei conducenti professionisti, aggravata dalla direttiva UE che limita a sei mesi la permanenza dei lavoratori extra-comunitari nello spazio Schengen. Ha sottolineato che questa misura, se non corretta, rischia di rendere insostenibile il trasporto stradale internazionale per numerosi operatori della regione.

Secondo le sue stime, una riduzione anche minima – di appena tre ore – nei tempi di attraversamento delle frontiere potrebbe determinare un incremento del 3% del PIL regionale, evidenziando la portata economica della questione.

Ivanović ha quindi avanzato proposte operative concrete:

  • realizzazione di corsie dedicate per il traffico commerciale;
  • introduzione di controlli congiunti tra Stati;
  • armonizzazione degli orari dei servizi doganali e di frontiera;
  • istituzione di visti speciali o esenzioni specifiche dalla normativa UE per i conducenti professionisti dei Paesi candidati.

Ha infine lodato la qualità del confronto promosso dal Forum AIC, sottolineando che iniziative di dialogo istituzionale come questa sono essenziali per portare le istanze del settore al livello politico europeo, contribuendo a costruire soluzioni condivise e pragmatiche.

Panel 2 – “Rail Corridors and Multimodal Integration: Advancing Rail Transport in the Adriatic-Ionian Region”

La seconda sessione della giornata è stata moderata da Elen Twrdy, docente presso la Facoltà di Studi Marittimi e dei Trasporti dell’Università di Lubiana, che ha aperto i lavori introducendo il tema della connettività ferroviaria e dell’integrazione modale nella macroregione adriatico-ionica. Il focus del panel si è concentrato su interoperabilità, colli di bottiglia transfrontalieri e investimenti infrastrutturali strategici in corso.

Il primo intervento è stato affidato ad Aldo Maietta, Responsabile Affari Regolatori, Antitrust e Programmi di Contribuzione Pubblica di FS Logistix

Rispondendo alla domanda “Quanto è rilevante l’intermodalità oggi e nel futuro prossimo?”, Maietta ha sottolineato che per rendere l’intermodalità realmente competitiva è essenziale sviluppare una rete logistica integrata, in cui ferrovie, porti e terminal operino in sinergia. In questo contesto, i corridoi TEN-T rappresentano la spina dorsale del sistema europeo dei trasporti e dovrebbero essere gestiti secondo un approccio bottom-up, che parta dalle reali esigenze operative delle compagnie ferroviarie e logistiche.

A livello normativo, ha spiegato, è in corso un importante dibattito istituzionale tra Commissione Europea, Parlamento e Consiglio volto a promuovere il cosiddetto mode shift, ovvero lo spostamento del trasporto merci dalla gomma alla ferrovia. Gli obiettivi europei in materia sono chiari:

  • spostare almeno il 30% del trasporto merci su ferrovia per le tratte superiori ai 300 km;
  • raggiungere un 50% complessivo del traffico merci ferroviario entro il 2050.

In tale prospettiva, la revisione del Regolamento sugli aiuti di Stato gioca un ruolo chiave. Secondo Maietta, le modifiche proposte vanno in due direzioni fondamentali:

  • semplificare e accelerare le procedure di notifica per gli Stati membri;
  • elevare il limite di copertura dei costi ammissibili fino al 100% per alcune tipologie di investimenti nel settore intermodale, rispetto all’attuale soglia del 50%.

Quali sono le principali questioni affrontate o da affrontare all’interno del Corridoio Mediterraneo, che collega l’Italia all’Europa orientale?

In merito al Corridoio Mediterraneo, ha indicato il confine tra Italia e Slovenia, e in particolare il nodo di Voicina, come uno dei principali punti critici. Qui la carenza di capacità e la necessità di cambio trazione e personale comportano ritardi significativi, in particolare per le merci sensibili al tempo. Tra le soluzioni proposte: un miglior coordinamento tra i gestori ferroviari dei Paesi confinanti e la semplificazione delle licenze operative, per superare le frammentazioni che penalizzano l’affidabilità del servizio.

Il secondo intervento è stato affidato a Theodora Riska, Vice Direttrice del Dipartimento Logistica presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti della Grecia, intervenuta da remoto.

Riska ha delineato la strategia nazionale della Grecia nell’ambito dei corridoi europei Balcani Occidentali–Mediterraneo Orientale e Baltico–Mar Nero–Egeo, evidenziando la centralità del trasporto ferroviario merci da e verso Paesi come Ungheria, Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia, e limitrofi come Macedonia del Nord, Serbia e Bulgaria. Ha sottolineato l’importanza dell’asse Grecia–Macedonia del Nord–Serbia–Ungheria, corrispondente all’ex Corridoio 10, per il traffico containerizzato da e per il porto di New Econ.

Ha poi illustrato un quadro dettagliato delle criticità di interoperabilità, tra cui:

  • bassa capacità infrastrutturale e velocità medie ridotte (40–50 km/h), specialmente in Macedonia del Nord, priva di sistemi ERTMS;
  • collo di bottiglia ai confini, in particolare lungo l’asse Serbia–Ungheria e Ungheria–Romania;
  • rete ferroviaria nazionale in condizioni carenti, con necessità di investimenti costanti.

Tra gli investimenti prioritari, Riska ha evidenziato:

  • l’elettrificazione e l’implementazione di ERTMS/ETCS nelle aree di Salonicco e Alessandropoli, con un incremento stimato di almeno il 40% della capacità e un aumento della frequenza dei treni da 2 fino a 10–20 al giorno;
  • la connessione ferroviaria diretta al molo 6 del porto di Salonicco, per potenziare i flussi containerizzati;
  • la modernizzazione della tratta Alessandropoli–Pionero, come asse strategico di collegamento tra il Mar Mediterraneo, il Mar Nero e il Mar Baltico;
  • l’armonizzazione tecnica nei corridoi TEN-T, per uniformare standard come lunghezza dei treni, carico assiale e codici di carico.

 

Ha infine sottolineato il contributo delle “Green Lanes” promosse dalla Comunità dei Trasporti nei Balcani Occidentali per velocizzare le procedure doganali ai valichi extra-UE e migliorare la comunicazione tra le compagnie ferroviarie. Riska ha concluso il suo intervento ricordando i progressi logistici compiuti dalla Grecia negli ultimi 15 anni, testimoniati da un netto miglioramento negli indici di performance e dal crescente ruolo dei porti di Salonicco, Alessandropoli e Pireo come hub strategici per le rotte sud-nord verso l’Europa centrale.

Il terzo intervento è stato affidato a Nebojša Jevtić, Senior Advisor per i Trasporti presso la Camera di Commercio e Industria della Serbia.

Jevtić ha condiviso le lezioni apprese dalla Serbia nel processo di riabilitazione e ricostruzione del proprio sistema ferroviario, avviato per prima tra i Paesi dei Balcani occidentali. Ha evidenziato come la liberalizzazione del mercato ferroviario abbia portato oggi a oltre 15 operatori attivi e a sette terminal intermodali, cinque dei quali a gestione privata, segno della fiducia del settore privato nelle opportunità offerte dall’intermodalità.

Non sono mancati, tuttavia, effetti collaterali: la contemporanea esecuzione di numerosi cantieri e la chiusura di linee secondarie, senza percorsi alternativi adeguati, hanno determinato un calo marcato del traffico merci, che un tempo rappresentava circa il 40% del totale nazionale.

Sul piano transfrontaliero, Jevtić ha sottolineato una criticità strutturale: l’assenza di un punto di ispezione sanitaria al confine croato, che costringe le merci a deviare su strada per raggiungere i porti dell’Unione, aggravando costi e tempi.

Ha inoltre evidenziato la necessità di potenziare la formazione professionale, ancora oggi centrata su competenze ferroviarie tradizionali e priva di un’offerta formale per le figure legate ai terminal intermodali. Secondo Jevtić, per sviluppare il trasporto multimodale servono non solo investimenti infrastrutturali, ma anche incentivi operativi, riconoscendo l’impatto positivo in termini ambientali, di efficienza e coesione.

A chiudere il panel, Maurizio Cociancich, CEO di Adriafer, ha offerto una riflessione concreta sul ruolo strategico dei terminal ferroviari regionali nella connessione dell’ultimo miglio.

L’esperienza del nodo del Friuli Venezia Giulia – che comprende Trieste, Monfalcone e Villa Opicina – mostra come la manovra ferroviaria, spesso trascurata, sia in realtà un fattore abilitante per l’intermodalità. Adriafer opera un servizio di manovra 24/7, equo e non discriminatorio, che ha favorito l’ingresso di nuovi operatori e il miglioramento dell’efficienza della catena logistica.

Cociancich ha proposto un cambio di paradigma: le operazioni “nascoste” della logistica, come la manovra, vanno professionalizzate e innovate, perché “una cattiva manovra può annullare tutti gli sforzi precedenti nella catena intermodale”.

Come possono essere progettati meglio le partnerships pubblico-private per supportare l’innovazione lungo la catena logistica ferroviaria-stradale-marittima nel sistema del Nord Adriatico?

Ha affermato che i veri ostacoli all’innovazione non sono tanto tecnologici quanto organizzativi e relazionali. “Se il privato non è convinto, non partecipa”, ha dichiarato, ribadendo l’importanza della cooperazione istituzionale come fattore abilitante.

Ha infine proposto due strumenti concreti:

  • un decreto nazionale per permettere alle autorità portuali di incentivare economicamente gli operatori che favoriscono l’intermodalità;
  • l’introduzione di un modello compensativo ispirato a quello spagnolo, che prevede rimborsi per le imprese danneggiate da ritardi o deviazioni dovuti a lavori infrastrutturali, estendibile anche ad altri contesti europei.

Closing Remarks & Final Takeaways

Al termine della prima giornata è intervenuta, in collegamento online, Helena Sundblad Schaefer, Policy Officer per il Sud-Est Europa e membro del team EUSAIR – Pilastro 2 “Connecting the Region” presso la Commissione Europea (DG REGIO).

Nel suo intervento conclusivo, Schaefer ha evidenziato il ruolo strategico del trasporto ferroviario come leva per una mobilità sostenibile, interoperabile e intelligente, capace di rispondere alle sfide ambientali e alle esigenze future in termini di sicurezza, accessibilità ed efficienza.

Un passaggio centrale è stato dedicato al nuovo regolamento TEN-T, adottato il 13 giugno 2024, che delinea tre scadenze fondamentali:

  • completamento della rete centrale entro il 2030,
  • della rete centrale estesa entro il 2040,
  • e della rete globale entro il 2050.

 

La riforma prevede inoltre l’unificazione dei corridoi passeggeri e merci in un’unica rete multimodale, più coerente e fluida, con l’obiettivo di ridurre significativamente i tempi di viaggio, potenziare l’intermodalità e accelerare l’integrazione dei territori. 

Schaefer ha poi richiamato le criticità ancora presenti nella regione adriatico-ionica, tra cui:

  • la frammentazione normativa e infrastrutturale,
  • la dipendenza eccessiva dal trasporto su gomma,
  • e le inefficienze doganali ai valichi di frontiera.

 

Per affrontare questi ostacoli, ha indicato tre priorità operative:

  • lo sviluppo di hub multimodali resilienti, che integrino ferrovia, strada e porti;
  • la diffusione di sistemi logistici digitali intelligenti, per ridurre i colli di bottiglia;
  • e la promozione di strategie logistiche verdi e cluster multimodali sostenibili, per rafforzare la competitività della regione in linea con gli obiettivi climatici dell’UE.

 

Nel contesto della strategia EUSAIR, Schaefer ha illustrato le tre direttrici chiave del nuovo piano d’azione:

  1. Trasporto marittimo sostenibile, con porti più digitali, sicuri e interoperabili;
  2. Connettività multimodale, supportata da investimenti in ICT, infrastrutture interoperabili e trasformazione digitale;
  3. Piani di mobilità urbana sostenibile (SUMP), per città più connesse, intelligenti e inclusive.

 

Ha inoltre annunciato un nuovo studio della DG REGIO, della durata di 18 mesi, finalizzato a:

  • aggiornare la mappatura dei 48 collegamenti ferroviari mancanti già identificati nel 2018;
  • estendere l’analisi ai Paesi dei Balcani occidentali;
  • e identificare i nodi più promettenti per investimenti mirati, utili a guidare meglio l’utilizzo dei fondi UE (Politica di Coesione, CEF, IPA).

In chiusura, Schaefer ha ribadito che il rafforzamento della rete ferroviaria e dell’interoperabilità è essenziale per favorire la coesione territoriale, la competitività regionale e il pieno inserimento dei Balcani occidentali nello spazio europeo.

Seconda Giornata – 19 Giugno 2025
Institutional Welcome & Key Takeaways from the Technical Panels (June 18)

La seconda giornata del Forum si è aperta con l’intervento di Robert Rakar, Direttore della Camera di Commercio di Primorska, che ha dato il benvenuto ai partecipanti sottolineando l’importanza di collegare concretamente il mondo economico e quello politico. “Parlare la stessa lingua è la ricetta giusta per il successo”, ha dichiarato, invitando a superare la divisione tra Stati membri e candidati per costruire una macroregione europea realmente integrata. In chiusura, ha annunciato la conferenza finale del ciclo, in programma a Roma il 16 settembre, definendola un appuntamento cruciale per consolidare la visione condivisa emersa nei lavori del Forum. 

Ha quindi invitato Gino Sabatini e Elen Twrdy a presentare i principali risultati emersi nella giornata precedente.

Gino Sabatini, Presidente del Forum delle Camere di Commercio dell’Adriatico e dello Ionio e della Camera di Commercio delle Marche, ha ricordato come il rafforzamento della connettività stradale e ferroviaria nella regione adriatica rappresenti una priorità strategica per il Forum AIC, da tempo impegnato nel sostenere questo percorso attraverso il coinvolgimento delle imprese, delle istituzioni e della società civile.
Pur riconoscendo che le sessioni tecniche abbiano evidenziato criticità strutturali persistenti lungo i corridoi infrastrutturali, Sabatini ha sottolineato come siano emerse idee concrete, proposte operative e buone pratiche, generate nell’ambito della cooperazione territoriale europea. Ha quindi ribadito l’intenzione del Forum di valorizzare il lavoro svolto negli ultimi quattro anni, anche attraverso la creazione di un “laboratorio territoriale permanente”, finalizzato a raccogliere proposte da presentare alla Commissione Europea.

È quindi intervenuta Elen Twrdy, docente presso la Facoltà di Studi Marittimi e dei Trasporti dell’Università di Lubiana, che ha offerto un riepilogo dei due panel tecnici, sottolineando il ruolo chiave del trasporto ferroviario per lo sviluppo economico della regione e dell’intera Europa.
L’UE, ha spiegato, sta affrontando le criticità del settore con strumenti come la rete TEN-T e il rafforzamento della sostenibilità nei modelli di trasporto. L’intermodalità rappresenta un elemento essenziale per rendere il trasporto ferroviario realmente competitivo rispetto alla gomma, e in questa prospettiva, i terminal intermodali devono assumere un ruolo centrale nello sviluppo territoriale della macroregione adriatico-ionica.
Con investimenti mirati e strategici nel settore multimodale, ha concluso, sarà possibile migliorare la velocità e l’efficienza dei flussi merci, contribuendo a rafforzare non solo i porti, ma l’intero tessuto produttivo ed economico della regione.

Transport High-Level Roundtable

La sessione di alto livello della seconda giornata, moderata da Robert Rakar, ha riunito rappresentanti istituzionali e governativi della regione adriatico-ionica per un confronto sulle strategie nazionali e regionali in tema di connettività, con particolare attenzione ai progressi infrastrutturali e alle sfide comuni.

Maja Vukićević, Ministra dei Trasporti del Montenegro, ha aperto i lavori sottolineando l’impegno del suo governo nel settore dei trasporti come elemento chiave del percorso di adesione all’Unione Europea, auspicando l’ingresso del Paese entro il 2028. Ha ricordato che il Montenegro beneficia di strumenti europei come:

  • i fondi IPA,
  • e il Quadro per i Balcani Occidentali,

che hanno sostenuto progetti infrastrutturali fondamentali, come la sezione ferroviaria di Bar e la prima autostrada nazionale. Pur riconoscendo il valore del supporto europeo, ha evidenziato la necessità di rendere più accessibili i finanziamenti per progetti strategici, allineati alle priorità nazionali.

Nel suo videomessaggio, Edin Forto, Ministro dei Trasporti e Comunicazioni della Bosnia ed Erzegovina, ha sottolineato la necessità di un cambio di approccio politico: dopo aver maturato esperienza nella costruzione di autostrade, è tempo di considerare le ferrovie come la prossima grande sfida infrastrutturale. Ha lamentato che, per molti decisori politici, il settore ferroviario non sia ancora percepito come una priorità, a causa dei costi elevati e dei tempi lunghi di realizzazione, nonostante la sua durabilità e rilevanza strategica. Ha citato come esempio positivo un progetto pilota di trasporto urbano ferroviario nel Cantone di Sarajevo, auspicandone la replicabilità in altre città come Mostar, Zenica e Tuzla. Ha concluso esprimendo fiducia nella Comunità dei Trasporti come catalizzatore per rimettere le ferrovie al centro dell’agenda regionale.

È seguito l’intervento di Miroslav Alempić, Vice Ministro serbo per le Infrastrutture e i Trasporti, che ha illustrato i risultati ottenuti dalla Serbia:

  • oltre 500 km di nuove infrastrutture stradali costruite, con altri 500 km attualmente in costruzione;
  • 2.000 km di rete ferroviaria riabilitata negli ultimi dodici anni.

Alempić ha espresso gratitudine per il sostegno UE alla tratta Belgrado–Niš, sottolineando però che l’assistenza tecnica non basta: “Serve volontà politica, oltre alla cooperazione tecnica”. Ha inoltre segnalato una crescita dell’86% nel traffico merci e del 43% delle esportazioni verso l’UE negli ultimi due anni, a conferma dell’integrazione economica in atto.

Matej Zakonjšek, Direttore del Segretariato Permanente della Transport Community, ha offerto una visione d’insieme, sottolineando come l’integrazione infrastrutturale dei Balcani occidentali nella rete UE sia non solo una priorità regionale, ma anche un interesse strategico per l’intera Europa. Ha ribadito il valore di un approccio sistemico agli investimenti, spiegando che “un euro investito in un porto può valere dieci se ben collegato alla rete ferroviaria e agli altri nodi intermodali”.

Rispondendo a una domanda sulla convergenza infrastrutturale, ha riconosciuto che il divario resta significativo:

  • la regione possiede solo il 5% della rete TEN-T europea,
  • e una densità stradale pari al 35% della media UE, con squilibri ancora marcati rispetto a Paesi come Romania, Croazia e Bulgaria.

Tuttavia, ha affermato che proprio nel settore dei trasporti si registrano i progressi più rapidi.

Robert Rakar rivolge una domanda alla Ministra Maja Vukićević:

“Come lei e il suo governo affrontano i problemi quotidiani e propongono soluzioni pratiche?”

La Ministra Vukićević ha risposto elencando i principali interventi in corso:

  • oltre 800 km di documentazione tecnica completata in meno di un anno per nuove strade e autostrade;
  • avanzamento dell’autostrada verso la Serbia, strategica per il trasporto merci;
  • riqualificazione della rete ferroviaria, in larga parte obsoleta, con fondi UE già stanziati;
  • acquisto di nuovi treni;
  • sviluppo di strade veloci lungo la costa per risolvere le congestioni stagionali;
  • interventi per il ripristino dei danni causati dal sisma in Albania, grazie a fondi europei.

 

«Investiamo oggi per il futuro, anche se non saremo noi a inaugurare le opere» ha dichiarato, sottolineando l’importanza della continuità nella pianificazione infrastrutturale.

Sollecitato da Robert Rakar, il Vice Ministro serbo Miroslav Alempić ha affrontato il tema dei regimi di visto, definendolo una questione urgente e squisitamente politica. Ha denunciato le gravi restrizioni imposte dalla normativa europea, in particolare il limite dei 180 giorni di soggiorno nell’area Schengen per i conducenti extra-UE, che sta mettendo in seria difficoltà il settore del trasporto su gomma. A questo si aggiungono:

  • tempi d’attesa ai confini fino a 36 ore;
  • invecchiamento accelerato della forza lavoro, con il 30% degli autisti in pensione anticipata;
  • scarsa attrattività della professione, soprattutto per le nuove generazioni.

Alempić ha lanciato un appello per un’azione politica congiunta da parte dei Paesi dell’area adriatico-ionica, invitandoli a fare pressione sulla Commissione Europea affinché si rivedano le attuali norme, prima che molte imprese del settore siano costrette alla chiusura.

In risposta a una nuova domanda, Matej Zakonjšek ha ribadito che, sebbene la convergenza infrastrutturale con l’UE stia procedendo, la sfida più urgente riguarda oggi il capitale umano. Il settore dei trasporti soffre una forte fuga di competenze, con giovani professionisti attratti da opportunità più remunerative nei Paesi UE. Per contrastare questo trend, ha proposto di rafforzare la collaborazione tra università, settore privato e amministrazioni pubbliche, allo scopo di formare nuovi profili professionali e creare le condizioni per trattenere i talenti all’interno della regione.

A conferma di questa esigenza, la Ministra Maja Vukićević ha condiviso un’iniziativa concreta già avviata in Montenegro: una partnership tra il Ministero dei Trasporti e un’università ungherese, che consente agli studenti più meritevoli del quarto anno di lavorare part-time presso il Ministero, con stipendio e orari flessibili. Un modello virtuoso che, ha auspicato, potrebbe diventare una best practice replicabile a livello regionale.

Dal pubblico è stata infine sollevata una domanda ai rappresentanti dell’Iniziativa Adriatico-Ionica e del Forum AIC:

“Quanto è stata ascoltata la vostra voce dalla Commissione Europea riguardo ai problemi dei valichi e dei visti?”

Ha risposto Gino Sabatini, Presidente del Forum AIC, sottolineando l’esistenza di una rete organizzata di rappresentanza degli operatori del trasporto, in particolare nel comparto stradale, attiva in Italia ma con potenziale di estensione macroregionale. Ha proposto di rafforzare il coordinamento tra i portatori d’interesse dei diversi Paesi dell’area, anche attraverso il Forum AIC, per aumentare il peso politico delle richieste comuni.
Sabatini ha concluso evidenziando come iniziative come questa conferenza rappresentino un’occasione preziosa per far emergere le criticità condivise, stimolare una maggiore consapevolezza istituzionale e creare le condizioni per portare le questioni più urgenti all’attenzione dell’Unione Europea.

Final Institutional Conclusions

A chiudere i lavori è stato Antonello Fontanili, Direttore di Uniontrasporti, che ha offerto una riflessione trasversale sui temi emersi durante le due giornate di conferenza. Fontanili ha esordito ricordando che la sostenibilità non riguarda solo l’ambiente, ma implica anche inclusione, azione e conoscenza. Investire in competenze e capitale umano è fondamentale – ha affermato – perché dietro ai dati ci sono persone: lavoratori, conducenti e operatori spesso costretti ad affrontare attese estenuanti ai confini.
Ha sottolineato come il trasporto ferroviario debba diventare una scelta competitiva, non solo una soluzione alternativa da attivare nei momenti di crisi del trasporto su gomma. In tal senso, ha richiamato l’impegno dell’Unione Europea nel favorire lo spostamento modale dalla strada alla ferrovia come obiettivo strategico di lungo periodo.
Fontanili ha inoltre evidenziato il ruolo chiave delle Camere di Commercio, uniche realtà in grado di rappresentare in modo sistemico e proattivo le esigenze del mondo produttivo e del territorio.

Il Forum AIC è la dimostrazione che il lavoro di squadra produce risultati concreti” – ha dichiarato – auspicando un allargamento della rete per raggiungere quella massa critica necessaria a influenzare le scelte politiche e finanziarie a livello europeo.
Ha infine ribadito che momenti di confronto come questo sono essenziali, in particolare per un settore come il trasporto su gomma, ancora oggi soggetto a numerose criticità operative. In conclusione, ha indicato nel Forum AIC uno strumento ideale per condividere analisi, strategie e soluzioni comuni a livello internazionale.