Report sull’Evento “Addressing Challenges in Maritime Infrastructure & Connectivity in the Adriatic-Ionian Region” – Creta, 7 maggio 2025
L’evento “Addressing Challenges in Maritime Infrastructure & Connectivity in the Adriatic-Ionian Region: Chambers of Commerce Insights and Data-Driven Perspectives from the DO-AIR Observatory” si è tenuto il 7 maggio 2025 presso la sala Artemis del Pilot Beach Hotel Resort di Georgioupolis, Creta. Organizzato dal Forum delle Camere di Commercio dell’Adriatico e dello Ionio (Forum AIC), in collaborazione con la Camera di Commercio delle Marche e con Uniontrasporti, l’evento ha riunito rappresentanti delle istituzioni europee, autorità portuali, esperti di logistica, imprese e stakeholder regionali per discutere le sfide e le opportunità legate all’infrastruttura marittima e alla connettività nella Macroregione Adriatico-Ionica.
L’incontro si è svolto nel contesto del X Forum EUSAIR di Creta, rappresentando un momento chiave del percorso strategico che mira a rafforzare la cooperazione transfrontaliera e a promuovere una pianificazione infrastrutturale integrata e sostenibile nella regione.
La sessione introduttiva è stata aperta ufficialmente dalla Dott.ssa Eleonora Tramannoni, Segretaria Generale del Forum delle Camere di Commercio dell’Adriatico e dello Ionio. La Dott.ssa Tramannoni ha espresso il suo ringraziamento ai partecipanti in sala e collegati online, sottolineando come l’evento si inserisca nel percorso strategico del Forum EUSAIR sotto la Presidenza greca, e rappresenti il primo passo di un viaggio che proseguirà con le tappe di Portorose e Roma. Ha evidenziato l’importanza di affrontare le sfide legate alle infrastrutture marittime attraverso dati, dialogo e cooperazione transfrontaliera, ponendo l’Osservatorio DO-AIR al centro del dibattito per la sua capacità di fornire una base oggettiva per la pianificazione strategica.
È seguito l’intervento di Gino Sabatini, Presidente del Forum AIC e della Camera di Commercio delle Marche, che ha ribadito l’impegno del Forum a favore della Strategia EUSAIR, ponendo l’accento sulle difficoltà nei collegamenti tra i Paesi UE e i Balcani occidentali, e sull’urgenza di rafforzare la connettività multimodale. Ha ricordato come l’Osservatorio DO-AIR, sviluppato dal Forum AIC con l’Università Politecnica delle Marche e il supporto della Regione Marche, rappresenti un modello innovativo e collaborativo per l’analisi di dati socio-economici e per il supporto alla governance della macroregione. Ha inoltre ringraziato l’Ambasciatore Pigliapoco per l’inclusione formale di DO-AIR nella Dichiarazione di Creta, sottolineando come tale menzione rappresenti un riconoscimento strategico del valore dell’osservatorio per i decisori politici, per il rafforzamento della governance EUSAIR e per una pianificazione basata su dati concreti.
A seguire, Mathilde Konstantopoulou, Coordinatrice Nazionale EUSAIR per la Grecia, ha enfatizzato il valore della cooperazione per superare le barriere nei confini marittimi e ha sottolineato come, oltre ai dati, siano necessarie infrastrutture concrete per abilitare la connettività e il commercio. Ha portato come esempio il Porto di Patrasso, privo di collegamenti ferroviari diretti, per sottolineare la centralità di un approccio integrato tra infrastrutture, dati e innovazione. Ha inoltre esortato a coinvolgere i giovani e a rafforzare il pilastro sociale della Strategia EUSAIR, promuovendo nuove competenze e visioni per il futuro della regione e sottolineando l’importanza di connettere maggiormente la società civile.
Ha concluso la sessione istituzionale l’Ambasciatore Fabio Pigliapoco, Capo del Segretariato Permanente dell’Iniziativa Adriatico-Ionica (AII), che ha ricordato i progressi compiuti grazie al contributo dei tre fora della società civile, e ha ribadito come il principio di sussidiarietà sia stato effettivamente implementato attraverso la loro azione. Ha lodato il successo dell’inclusione dell’Osservatorio DO-AIR nella Dichiarazione di Creta, sottolineando come tutti i ministri presenti abbiano espresso apprezzamento per il ruolo crescente dei 3 Fora nella Strategia EUSAIR. Ha concluso auspicando un futuro ancora più forte per la cooperazione macroregionale, affermando che “the best is yet to come”.
Terminati i saluti istituzionali, si è entrati nel vivo dei lavori con la sessione “The DO-AIR Observatory – Data and Insights”, promosso e coordinato dal Forum AIC insieme all’Università Politecnica delle Marche, con il supporto della Regione Marche. L’Osservatorio è stato presentato come uno strumento strategico per supportare la pianificazione nella macroregione Adriatico-Ionica, attraverso analisi oggettive e integrate.
Durante la sessione sono stati condivisi i principali risultati emersi in cinque ambiti chiave — demografia, commercio, investimenti esteri, presenza imprenditoriale e trasporti — con particolare attenzione ai flussi marittimi e intermodali, considerati leve essenziali per la competitività dell’area.
A introdurre i lavori è stato il Dott. Michele De Vita, Senior Advisor del Forum AIC, che ha ripercorso le motivazioni alla base della nascita dell’Osservatorio, evidenziando come la mancanza di dati economici comparabili tra i paesi della macroregione ostacoli la piena valorizzazione del suo peso economico. Ha quindi sottolineato l’importanza di un approccio sistematico e basato sull’evidenza, finalizzato a supportare le politiche regionali con strumenti affidabili e orientati alla pianificazione a lungo termine.
A seguire, la Dott.ssa Anna Cingoli, Project Manager del Forum AIC, ha illustrato i principali risultati dell’Osservatorio, focalizzandosi sull’analisi demografica e sui flussi marittimi. Ha Ha evidenziato che la macroregione conta circa 69 milioni di abitanti (2023), registrando un lieve decremento rispetto al 2014. Questo calo demografico è in parte attribuibile al fenomeno del brain drain, particolarmente pronunciato nei paesi dei Balcani Occidentali, che registra un’importante fuga di competenze e giovani verso l’estero.
Per quanto riguarda i flussi marittimi, la Dott.ssa Cingoli ha illustrato una panoramica dettagliata dei principali porti della macroregione, evidenziando le categorie merceologiche più significative nel traffico merci. Ha sottolineato come il monitoraggio di questi flussi, avviato a inizio anni 2000, rappresenti uno strumento essenziale per comprendere le dinamiche commerciali e infrastrutturali della regione. Di seguito sono riportati i principali dati relativi al traffico merci nella macroregione Adriatico-Ionica:
- Nel 2020, il traffico merci nella macroregione Adriatico-Ionica ha registrato una contrazione del 12,0% a causa della pandemia COVID-19.
- Il volume totale del traffico merci si è attestato a circa 184,5 milioni di tonnellate.
- La maggior parte del traffico (90,16%) è concentrata nell’area adriatica. Il restante 9,84% del traffico riguarda la regione ionica.
Inoltre, ha anticipato l’intenzione di ampliare il campo di osservazione includendo in futuro anche il traffico fluviale, per offrire una visione più completa della connettività regionale.
Il Dott. Daniele Bregoli, Policy and Project Officer dell’Università Politecnica delle Marche, ha poi illustrato i risultati relativi agli scambi commerciali e agli investimenti diretti esteri (FDI) nella macroregione Adriatico-Ionica. Ha evidenziato un trend di crescita significativo negli scambi intra-macroregione, passati da circa 50 miliardi di euro nel 2014 a circa 80 miliardi di euro nel 2023, con un aumento netto di oltre il 50% in meno di un decennio. Il settore manifatturiero mantiene un ruolo preponderante in questi scambi, rappresentando la quota principale del commercio intra-regionale. Tuttavia, sono stati osservati anche rilevanti incrementi nei comparti agroalimentare e bevande, che stanno guadagnando importanza strategica nell’economia regionale. Bregoli ha inoltre sottolineato la presenza di forti asimmetrie economiche tra i paesi della macroregione:
- Le economie più piccole, quali Albania, Montenegro e Macedonia del Nord, mostrano una forte dipendenza dagli scambi commerciali e dagli investimenti diretti esteri all’interno della stessa macroregione, con un’elevata vulnerabilità alle dinamiche regionali.
- Le economie maggiori, come Italia e Grecia, presentano una struttura economica più diversificata e sono maggiormente integrate nei mercati globali, bilanciando gli investimenti e i flussi commerciali interni con quelli extra-regionali.
Infine, la Dott.ssa Donatella Romozzi, Coordinatrice Tecnica EUSAIR, ha ripercorso l’evoluzione del ruolo della Regione Marche nella Strategia EUSAIR, a partire dalla Dichiarazione di Ancona del 2000 fino all’attuale programmazione europea. Ha evidenziato i principali traguardi raggiunti, come la partecipazione ai progetti strategici di governance (Facility Point e STEP, di cui la Regione è capofila), e l’approvazione della Legge Regionale n. 15/2024, che istituzionalizza il sostegno alla Strategia EUSAIR e ai suoi stakeholder di riferimento. Ha inoltre sottolineato il valore dei dati dell’Osservatorio DO-AIR per la piattaforma ESP – EUSAIR Stakeholders Engagement Point, uno strumento tecnologico e collaborativo volto a migliorare il coinvolgimento degli stakeholder, ottimizzare l’uso delle risorse e sostenere il dialogo finanziario nell’ambito EUSAIR. In conclusione, ha annunciato un evento dedicato all’approfondimento dei dati DO-AIR, che sarà organizzato ad Ancona il 26 giugno in occasione del 25° anniversario della Dichiarazione, che si terrà il giorno successivo.
A introdurre la prima tavola rotonda, “The Port Infrastructure of the Adriatic-Ionian Macroregion”, è stato il Dott. Robert Rakar, Direttore della Camera di Commercio di Primorska (Slovenia), che ha moderato i lavori evidenziando come l’intera area mediterranea rappresenti il 10% del PIL globale. Ha sottolineato il potenziale ancora inespresso della logistica marittima nell’Adriatico-Ionico, aprendo così il confronto con esperti del settore.
Si è avviata la discussione con la presentazione del Dott. Antonello Fontanili, Direttore di Uniontrasporti e keynote speaker della sessione, che ha illustrato dati cruciali sulle infrastrutture logistiche nella macroregione Adriatico-Ionica, evidenziando il loro ruolo centrale nel migliorare la competitività regionale. Fontanili ha evidenziato gli squilibri esistenti tra i territori in termini di densità imprenditoriale e capacità logistica, ponendo particolare attenzione all’Indice di Performance Logistica (LPI) della Banca Mondiale, nel quale la regione adriatico-ionica mostra ancora ampi margini di miglioramento rispetto ad altre aree europee.
Nel dettaglio, l’LPI classifica i paesi della macroregione come segue:
- Italia e Grecia occupano il 19° posto, mostrando un buon livello di performance logistica.
- Croazia e Slovenia si collocano al 43° posto, indicando una posizione intermedia con margini di miglioramento.
- Macedonia del Nord è al 57° posto, mentre Bosnia ed Erzegovina si posiziona al 61° posto, evidenziando difficoltà maggiori.
- I paesi con le performance più basse sono il Montenegro e la Serbia, entrambi al 73° posto, seguiti dall’Albania, che occupa il 97° posto, indicando significative sfide infrastrutturali e organizzative.
In linea con i pilastri della Strategia EUSAIR, ha approfondito il ruolo della blue economy nel contesto marittimo, sottolineando come il turismo costiero e i porti rappresentano settori chiave per lo sviluppo sostenibile della macroregione. Ha inoltre ribadito la necessità di concentrare gli investimenti in tre ambiti prioritari:
- Digitalizzazione per migliorare l’efficienza operativa, favorire l’interoperabilità tra sistemi e ottimizzare la gestione dei flussi logistici.
- Green port e tecnologie di sostenibilità ambientale, con particolare riferimento all’adozione di pratiche innovative come il cold ironing, che consente di alimentare le navi attraccate con energia elettrica da terra, riducendo così le emissioni in porto.
- Sviluppo dell’intermodalità per migliorare i collegamenti tra i porti e le reti ferroviarie e stradali, contribuendo a colmare le lacune infrastrutturali e a rendere i porti hub competitivi a livello internazionale.
Nel 2023, i porti dell’Unione Europea hanno registrato circa 395,3 milioni di passeggeri marittimi, con un incremento del 5,8% rispetto all’anno precedente. L’Italia guida il traffico passeggeri con il 21% del totale UE, seguita da Grecia, Danimarca, Croazia e Spagna; insieme, questi cinque paesi rappresentano il 66% del traffico complessivo. In particolare, la macroregione Adriatico-Ionica (Italia, Grecia e Croazia) ha un ruolo strategico, coprendo il 48% del traffico passeggeri europeo. Per quanto riguarda il traffico merci, nel 2023 sono state movimentate circa 3,4 miliardi di tonnellate, in calo del 3,9% rispetto al 2022, a causa delle restrizioni verso la Russia. I principali paesi per volume di merci sono Paesi Bassi (16,1%), Italia (14,8%) e Spagna (14%). Inoltre, i sei paesi dell’area Adriatico-Ionica contribuiscono per il 21,5% al traffico merci UE.
Per migliorare la competitività e l’efficienza della macroregione Adriatico-Ionica, è necessario affrontare alcune sfide cruciali, tra cui:
- Modernizzazione e potenziamento delle infrastrutture portuali, con particolare attenzione ai collegamenti dell’ultimo miglio e all’integrazione tra porti e città portuali.
- Sviluppo di un piano per le Motorways of the Sea (MoS), per ottimizzare le rotte e i flussi marittimi.
- Ottimizzazione dei processi, delle interfacce portuali e delle procedure tramite la digitalizzazione per migliorare l’efficienza operativa.
- Accelerazione nella fornitura di impianti di bunkeraggio per carburanti alternativi, fondamentale per la transizione verso una logistica marittima più sostenibile.
- Allineamento delle politiche nazionali con il quadro legislativo europeo, per garantire una governance coordinata e omogenea a livello macroregionale.
Fontanili ha evidenziato che, nonostante le potenzialità, la macroregione deve ancora affrontare significative sfide infrastrutturali e organizzative per realizzare pienamente la propria capacità competitiva sul piano logistico globale.
È intervenuta Elena Montironi, Project Manager dell’Autorità Portuale del Mare Adriatico Centrale.
Quali sono le principali iniziative del Porto di Ancona per migliorare la sua capacità logistica e la competitività complessiva nel sistema adriatico?
Il Porto di Ancona, principale scalo dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale (che comprende sette porti nelle Marche e in Abruzzo), è al centro di un ampio piano di investimenti volto a migliorarne l’efficienza come infrastruttura multifunzionale per le Autostrade del Mare, il traffico merci e container. In quanto porto core dei corridoi TEN-T SCAN MED e Baltico-Adriatico, Ancona beneficia di fondi PNRR e Recovery and Resilience Facility per interventi strategici, tra cui:
- 9 milioni di euro di fondi PNRR per installare impianti di cold ironing* entro giugno 2026, riducendo emissioni e rumore nelle aree urbane.
- Costruzione di un nuovo molo crociere e riconversione di un’ex area industriale in terminal traghetti, spostandola lontano dal centro cittadino.
- Drenaggio dei fondali fino a -11 metri per accogliere navi di maggiori dimensioni.
*Con il Cold Ironing l’energia elettrica viene fornita da terra alle navi attraccate nel porto, i cui motori principali e ausiliari rimangono spenti.
In che modo la sostenibilità e la digitalizzazione vengono integrate nelle strategie di sviluppo del vostro porto?
Queste due priorità conferiscono un valore aggiunto agli investimenti infrastrutturali. La normativa portuale italiana prevede che l’autorità portuale rediga il Documento di Energia e Ambiente della rete portuale, in cui definisce la strategia per migliorare la sostenibilità del porto. In base ai dati energetici e ambientali del porto di Ancona, la priorità principale è rappresentata dall’investimento nel cold ironing, fondamentale per contribuire alla riduzione delle emissioni durante la sosta in banchina.
La digitalizzazione è un fattore abilitante chiave per incrementare l’efficienza della comunità portuale, ma comporta un elevato livello di complessità, poiché richiede la cooperazione tra numerosi soggetti: dogane, capitaneria di porto, operatori portuali e autorità portuale.
Inoltre, ha illustrato il percorso intrapreso sul fronte della digitalizzazione, che prevede l’interoperabilità del Port Community System con le dogane e con gli operatori logistici privati, oltre all’introduzione di sistemi intelligenti di tracciamento dei flussi tramite tecnologie di intelligenza artificiale. Queste soluzioni mirano a ottimizzare la catena logistica, aumentare la trasparenza e favorire una gestione predittiva dei traffici, rafforzando la competitività del porto a livello regionale e internazionale.
A seguire, Dragica Franulović, Management Advisor del Porto di Rijeka (Croazia).
Il Porto di Rijeka si sta evolvendo all’interno di un panorama della logistica marittima in rapido cambiamento. Dal suo punto di vista, quali sono gli adeguamenti o le innovazioni chiave che il vostro porto sta implementando per rispondere meglio alle esigenze del mercato e alle aspettative dei clienti?
Franulović ha illustrato nel dettaglio i risultati ottenuti attraverso il progetto Porto Core, co-finanziato da fondi europei nell’ambito del meccanismo CEF – Connecting Europe Facility. Il progetto ha avuto un impatto significativo sulla modernizzazione del porto, comportando:
- La riqualificazione completa dell’area operativa e di stoccaggio nel bacino portuale centrale, con nuove pavimentazioni e infrastrutture logistiche più resilienti;
- La ricostruzione dei binari ferroviari interni e delle linee di gru a portale per l’intermodalità, permettendo operazioni più rapide e integrate;
- Il rafforzamento del collegamento ferroviario diretto con i corridoi europei TEN-T, in particolare con il Corridoio Mediterraneo, riducendo tempi di trasporto e aumentando la capacità di movimentazione merci.
A fronte di un panorama logistico in rapida evoluzione, Franulović ha sottolineato come il porto stia puntando su una gestione integrata e flessibile della catena logistica, capace di adattarsi alle richieste crescenti in termini di affidabilità e rapidità dei servizi. In quest’ottica, il Porto di Rijeka ha adottato un modello orientato al cliente, promuovendo servizi personalizzati e l’integrazione con piattaforme logistiche retroportuali.
Con la sua esperienza nei servizi energetici e nel coordinamento portuale, come vede il Porto di Rijeka riuscire a bilanciare l’efficienza operativa con la necessità di sviluppare infrastrutture sostenibili e reattive?
Il Porto di Rijeka adotta una visione integrata in cui ogni progetto infrastrutturale è valutato anche in termini di impatto ambientale, per garantire uno sviluppo bilanciato tra efficienza e sostenibilità. Un esempio concreto è rappresentato dal terminal retroportuale di Škrljevo, situato a meno di 10 km dal porto principale, concepito come area strategica per la decongestione operativa e lo sviluppo di soluzioni energetiche innovative.
Presso Škrljevo sono in corso investimenti per:
- L’installazione di impianti fotovoltaici per la produzione di energia rinnovabile;
- L’adozione di sistemi di gestione energetica ad alta efficienza, destinati ad alimentare gli edifici e le attività logistiche del terminal.
- Integrazione di tecnologie intelligenti e soluzioni digitali per il monitoraggio dei consumi e l’ottimizzazione delle risorse, nel quadro degli obiettivi europei di riduzione delle emissioni.
L’intero approccio mira a conciliare operatività e sostenibilità, garantendo allo stesso tempo il rispetto delle direttive ambientali e la competitività dello scalo a livello internazionale.
Successivamente Dario Barbaric, Head of Security, Environment and Port Operations dell’Autorità Portuale di Dubrovnik (Croazia), ha contribuito al dibattito.
Quali sono le principali sfide che il porto passeggeri di Dubrovnik deve affrontare in termini di sostenibilità e gestione dei flussi durante le stagioni turistiche di punta?
- Dubrovnik deve gestire un picco di traffico passeggeri fino a 200.000 persone al mese nei periodi di alta stagione, con un numero complessivo di oltre 1 milione di passeggeri all’anno (dato 2013).
- L’afflusso concentrato crea problematiche di congestione urbana e ambientale, richiedendo un’attenta pianificazione dei flussi e limiti operativi.
Per mitigare l’overtourism, è stato avviato il progetto Respect the City, che prevede limiti giornalieri di ingresso di due navi da crociera e un massimo di 4.000 passeggeri per evitare sovraffollamenti. Il porto deve garantire un equilibrio tra l’importanza economica del turismo crocieristico e la salvaguardia della qualità della vita dei residenti.
Quali tecnologie state esplorando per migliorare la sicurezza e le operazioni in un contesto portuale urbano?
Tra le tecnologie in fase di sviluppo:
- Investimenti in cold ironing per alimentare le navi con energia elettrica da terra, con una capacità iniziale prevista di 20 MW, riducendo così le emissioni in porto.
- Aggiornamento e mantenimento di infrastrutture di sicurezza conformi al codice ISPS, con verifiche annuali effettuate dalle autorità portuali e di polizia.
- Implementazione di sistemi avanzati di monitoraggio e gestione del traffico navale e passeggeri, per ottimizzare i flussi e garantire standard elevati di sicurezza e operatività.
- Sviluppo di tecnologie per la gestione sostenibile del porto urbano, in linea con le direttive europee per cui è fondamentale ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030.*
*Il pacchetto “Pronti per il 55%” è un insieme di atti legislativi il cui obiettivo è ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 e avviare l’UE sulla strada verso il conseguimento della neutralità climatica nell’UE entro il 2050.
Infine, a concludere il primo panel di discussione Konstantinos Nikoloutsos del Porto di Katakolo (Grecia) in collegamento online.
Katakolo è strettamente legato al turismo crocieristico: come state bilanciando la crescita di questo settore con le esigenze delle infrastrutture locali e le sfide ambientali?
Nikoloutsos ha descritto la situazione attuale e le prospettive di crescita del porto, sottolineando le sfide legate all’incremento del traffico crocieristico e l’importanza di infrastrutture adeguate per garantire una crescita sostenibile. Dati chiave:
- Aumento previsto del traffico crocieristico: +20% nei prossimi anni.
- Numero massimo di navi da crociera al giorno: 5.
- In corso la costruzione di un nuovo molo per potenziare le infrastrutture.
- Il porto è situato a una distanza significativa dalla città di Pyrgos, riducendo così l’impatto ambientale e urbano.
Quali investimenti ritenete più urgenti per rendere il porto più resiliente e meglio connesso alle reti di trasporto regionali?
Nikoloutsos ha evidenziato la necessità di infrastrutture moderne e una migliore coordinazione tra i porti della macroregione:
- Piano per l’installazione di sistemi di cold ironing (alimentazione elettrica da terra alle navi).
- Proposta di istituire un comitato macroregionale per armonizzare tecnologie e costi energetici tra porti e compagnie crocieristiche.
Si è poi aperta la seconda tavola rotonda “Maritime Market Needs in the Adriatic-Ionian Macroregion”, che ha esaminato le necessità delle imprese esportatrici e delle compagnie marittime, con l’obiettivo di comprendere quali servizi siano fondamentali per garantire una connettività efficiente nella macroregione.
Il keynote speaker Matej Zakonjšek, Direttore del Segretariato Permanente della Transport Community, ha enfatizzato l’urgenza di una maggiore armonizzazione normativa tra i vari paesi della regione, un passo cruciale per facilitare i traffici transfrontalieri e migliorare la connettività. Ribadisce che la creazione di un quadro normativo comune, che uniformi le procedure doganali e di sicurezza, sarebbe fondamentale per accelerare i tempi di attraversamento delle frontiere e promuovere una logistica più fluida e integrata. Questo approccio, ha concluso, sarebbe essenziale per rafforzare la competitività economica della macroregione Adriatico-Ionica e per allinearsi agli standard europei.
A proseguire è stato Marko Škraljsky, General Manager del Dragon Maritime Adria (Croazia).
Considerata la sua vasta esperienza nella logistica marittima e il suo ruolo all’interno di ASBAC – Associazione degli Agenti e Mediatori Marittimi in Croazia –, come vede un’integrazione regionale più forte tra i porti dell’area Adriatico-Ionica nel contribuire a catene di approvvigionamento più flessibili e resilienti? Iniziative congiunte o reti condivise potrebbero rappresentare un vero vantaggio competitivo?
Škraljsky ha evidenziato che una forte integrazione regionale tra porti dell’Adriatico-Ionio è indispensabile per creare catene di approvvigionamento più flessibili e resilienti, soprattutto in un mercato globale complesso. Le collaborazioni e le reti condivise tra porti favoriscono lo scambio di informazioni, la standardizzazione delle procedure e l’efficienza operativa, generando un vero vantaggio competitivo per l’intera macroregione.
- Cooperazione stretta e continua tra manager portuali per scambio di best practices.
- Creazione di reti condivise per ottimizzare la gestione dei flussi logistici.
- Standardizzazione e armonizzazione delle procedure operative.
- Vantaggi competitivi derivanti da una gestione integrata e collaborativa.
- Rafforzamento della resilienza delle supply chains regionali.
Alla luce delle attuali interruzioni che colpiscono il trasporto marittimo globale, come i blocchi nei canali o i problemi di capacità portuale, quali miglioramenti infrastrutturali o nei servizi ritiene più urgenti per potenziare la connettività con il retroterra e sostenere i flussi di carichi specializzati nei porti del Nord Adriatico?
Škraljsky ha sottolineato la necessità di investire prioritariamente nelle infrastrutture che migliorano la connettività tra i porti e l’hinterland, con particolare attenzione allo sviluppo di terminal intermodali moderni e al potenziamento delle reti ferroviarie e stradali. Ha anche evidenziato l’importanza di servizi logistici avanzati e di tecnologie digitali per la gestione efficiente dei flussi di merci specializzate, elementi chiave per affrontare interruzioni globali come i blocchi di canali o le limitazioni di capacità portuale.
- Potenziamento delle reti ferroviarie e stradali per migliorare l’accesso all’hinterland.
- Sviluppo e modernizzazione di terminal intermodali nei porti del Nord Adriatico.
- Implementazione di tecnologie digitali avanzate per il monitoraggio e la gestione dei flussi.
- Miglioramento dei servizi logistici per supportare flussi di merci specializzate.
- Capacità di resilienza alle interruzioni globali nel trasporto marittimo.
In collegamento online, Stefano Visintin, Presidente, ASPT-ASTRA FVG (Associazione Spedizionieri del Friuli Venezia Giulia) e Confetra FVG (Italia).
In base alla sua esperienza nello spedizione di merci e nella gestione portuale, quali sono gli ostacoli principali che le piccole e medie imprese incontrano nell’utilizzare le connessioni intermodali e ferroviarie verso i porti? E come potrebbe evolversi il ruolo degli operatori di trasporto multimodale (MTO) per facilitare l’accesso e migliorare l’integrazione logistica per queste imprese?
Visintin ha sottolineato che sia il porto di Trieste sia quello di Koper sono stati storicamente porti ferroviari, progettati come stazioni terminali delle linee ferroviarie. Dopo l’allargamento dell’Unione Europea, il trasporto ferroviario da e verso il porto di Trieste ha registrato una crescita molto significativa e oggi oltre il 60% delle merci caricate o scaricate in questo porto utilizza il servizio ferroviario come collegamento con il mercato.
Nonostante le condizioni favorevoli allo sviluppo ferroviario, l’accesso alla multimodalità è ancora limitato a grandi carrier, imprese di trasporto e spedizionieri. Visintin ha evidenziato la necessità di rendere la multimodalità più accessibile anche alle medie e piccole imprese, per migliorare l’efficienza complessiva e per creare un obiettivo condiviso tra tutti gli stakeholder. In questo contesto, gli MTO (Multimodal Transport Operators), come Alpe Adria a Trieste, possono assumere un ruolo centrale nell’aprire la multimodalità all’intera comunità economica regionale.
- Oltre il 60% delle merci movimentate a Trieste usa il trasporto ferroviario per il collegamento al mercato.
- Accesso alla multimodalità ancora limitato a grandi operatori e spedizionieri.
- Necessità di rendere la multimodalità accessibile anche a PMI per aumentare efficienza e condivisione di obiettivi.
- Ruolo chiave degli MTO, come Alpe Adria, per facilitare l’accesso alla multimodalità su scala regionale.
La digitalizzazione è un fattore chiave per l’efficienza, ma i progressi sono discontinui. A suo avviso, quali passi concreti sono necessari per accelerare la dematerializzazione dei documenti di trasporto e garantire una vera interoperabilità tra i diversi sistemi informatici portuali nazionali nell’area Adriatico-Ionica?
Visintin ha spiegato che, nonostante gli sforzi profusi nel perseguire l’obiettivo di una piattaforma digitale nazionale unica, la frammentazione tra sistemi locali e la presenza di molteplici sistemi digitali indipendenti, sia pubblici che privati, rendono questo obiettivo difficile da raggiungere. Anche la proprietà dei dati rappresenta un problema complesso. In questo contesto, l’interoperabilità tra i diversi sistemi digitali sembra un traguardo più realistico rispetto alla creazione di una piattaforma unica.
Un primo passo fondamentale e positivo è rappresentato dall’adozione della e-CMR, che sta per diventare obbligatoria nei rapporti con le autorità pubbliche nell’Unione Europea. Questo approccio non imporrà un sistema digitale unico, ma permetterà, attraverso il dialogo tra sistemi diversi e un documento di trasporto digitale riconosciuto da tutti i paesi attraversati, di eliminare la carta e migliorare l’affidabilità dei dati.
- Obiettivo più realistico: interoperabilità tra sistemi diversi piuttosto che piattaforma unica.
- Introduzione obbligatoria della e-CMR* nei rapporti con le autorità UE.
- e-CMR come strumento per eliminare la carta e migliorare affidabilità dati attraverso il dialogo tra sistemi.
*e-CMR o CMR elettronico, oltre a contenere tutti i dettagli della lettera di vettura cartacea, presenta funzionalità aggiuntive come la possibilità di allegare documenti e foto e l’autenticazione tramite firma elettronica.
E’ poi intervenuto, sempre in collegamento, Nebojša Jevtić, Consulente senior per i trasporti, responsabile del Centro per la formazione professionale nei trasporti presso il CCIS (Serbia).
Quali competenze mancano attualmente nei settori del trasporto marittimo e intermodale, e come possono i programmi di formazione contribuire a colmare queste lacune?
Jevtić ha identificato una significativa mancanza di competenze tecniche e specialistiche nel settore dei trasporti marittimi e intermodali, soprattutto in relazione alle nuove tecnologie e ai processi digitali. Ha sottolineato la necessità di sviluppare programmi di formazione professionale aggiornati e specifici, capaci di fornire sia competenze teoriche che pratiche, per preparare adeguatamente la forza lavoro a rispondere alle esigenze del mercato.
- Mancanza diffusa di competenze tecniche e specialistiche nel settore marittimo e intermodale.
- Necessità di programmi formativi aggiornati e specifici per tecnologie emergenti.
- Importanza di combinare formazione teorica e pratica.
- Formazione mirata come leva per migliorare la competitività regionale.
Esistono delle best practices nella formazione nel settore dei trasporti che potrebbero essere replicate in tutta la macroregione?
Jevtić ha indicato alcune buone pratiche formative adottate in Serbia e in altri Paesi della regione, che integrano metodologie innovative come simulazioni, formazione digitale e partnership con operatori del settore. Ha suggerito di replicare queste best practices su scala macroregionale per uniformare il livello qualitativo della formazione e favorire una crescita omogenea delle competenze tra i diversi Paesi dell’area Adriatico-Ionica.
- L’integrazione di simulazioni virtuali per esercitazioni pratiche di gestione portuale e logistica.
- Collaborazioni strette con operatori logistici per garantire che i corsi siano in linea con le esigenze reali del mercato.
- Formazione continua con aggiornamenti su nuove tecnologie, regolamenti e metodologie operative.
- Sviluppo di programmi standardizzati e riconosciuti a livello internazionale, favorendo la mobilità professionale e la certificazione delle competenze.
A concludere la seconda tavola rotonda, Lucia Di Bisceglie, Presidente della Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Bari (Italia).
Quali richieste specifiche stanno emergendo dalle imprese del sud Italia riguardo alla connettività marittima con i Balcani e la Grecia?
Le imprese del Sud Italia, in particolare quelle pugliesi, hanno manifestato richieste precise e articolate volte a migliorare significativamente la connettività marittima con i Balcani e la Grecia. In particolare, sottolineano la necessità di:
- Rotte marittime più dirette, che eliminino passaggi intermedi e snelliscano la catena logistica, con l’obiettivo di ridurre i costi e i tempi di trasporto.
- Maggiore frequenza delle corse, per garantire continuità e flessibilità nelle operazioni di esportazione e importazione, facilitando la pianificazione aziendale.
- Tempi di transito più brevi, essenziali per aumentare la competitività delle imprese sui mercati internazionali e rispondere alle esigenze di rapidità della supply chain.
- Una logistica più integrata che favorisca il collegamento efficiente tra trasporto marittimo e infrastrutture terrestri, migliorando l’intermodalità e la gestione complessiva dei flussi di merci.
In che modo le Camere di Commercio possono contribuire a colmare il divario tra la domanda di servizi e l’offerta logistica nei porti dell’Adriatico?
Le Camere di Commercio svolgono un ruolo strategico e multifunzionale nel mettere in relazione la domanda del sistema produttivo con l’offerta infrastrutturale e logistica. Secondo Di Bisceglie, le Camere possono:
- Facilitare il dialogo tra imprese, operatori logistici e istituzioni, creando piattaforme di confronto che favoriscano la condivisione di esigenze e soluzioni.
- Promuovere investimenti infrastrutturali mirati e sostenuti da analisi approfondite delle esigenze reali delle imprese e dei mercati di riferimento.
- Organizzare tavoli di lavoro e consultazioni periodiche per monitorare e aggiornare costantemente l’offerta di servizi logistici in relazione all’evoluzione della domanda.
Supportare l’elaborazione di strategie condivise volte a migliorare la competitività e l’efficienza dei porti adriatici, facilitando il loro ruolo di hub regionali nell’economia globale.
Le conclusioni dell’evento sono state affidate ad Antonello Fontanili, Direttore di Uniontrasporti e Gilles Kittel, Team Leader per l’Europa Sud-Orientale – EUSAIR presso la DG Regio, che hanno sottolineato il valore strategico della pianificazione fondata su dati oggettivi, al centro dell’approccio dell’Osservatorio DO-AIR. È stato evidenziato come l’integrazione tra data analysis, dialogo territoriale e cooperazione transfrontaliera rappresenti una chiave operativa per affrontare in modo efficace le sfide infrastrutturali, sostenere la digitalizzazione e promuovere la sostenibilità ambientale ed economica nella macroregione. Gilles Kittel ha evidenziato l’importanza della transizione verso un’era digitale e sostenibile per la macroregione Adriatico-Ionica, sottolineando la necessità di regole comuni a livello europeo per facilitare la mobilità e gli scambi commerciali. Ha posto la collaborazione multilivello e un obiettivo condiviso come elementi fondamentali della strategia EUSAIR, indicando le Camere di Commercio come attori chiave nel promuovere il dialogo tra stakeholder.
In questo contesto, Antonello Fontanili ha affermato che “L’Osservatorio DO-AIR è un modello che deve essere esportato anche in altri territori”, riconoscendone il potenziale replicabile come strumento tecnico a supporto della governance e della competitività regionale. Durante l’evento è stata infatti confermata l’inclusione dell’Osservatorio DO-AIR nella recente Dichiarazione di Creta, a riconoscimento del suo valore strategico per tutta la Macroregione.
In chiusura, il Forum AIC ha annunciato il proseguimento del percorso con due ulteriori tappe: Portorose (Slovenia), il 18-19 giugno 2025 e Roma, il 16 settembre 2025, con l’obiettivo di formulare raccomandazioni politiche concrete in tema di connettività e competitività. Infine ribadendo il proprio impegno per un coinvolgimento attivo della società civile, promuovendo sinergie tra istituzioni, territori e ricerca, in linea con gli obiettivi della strategia EUSAIR.